Black Spot

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Ci sono molte ombre in questa foresta

Un piccolo centro isolato tra boschi e montagne che si rivela essere epicentro di grandi misteri ed efferati delitti. Lo spunto non è certo originale. Lo abbiamo visto sfruttato in innumerevoli prodotti seriali e cinematografici, gli esempi possono andare da Don Matteo a Twin Peaks a I fiumi di porpora. Appare dunque calzante il paragone con Twin Peaks, opera tra le più note di David Lynch e parte integrante dell’immaginario degli anni Novanta, a confermare la consonanza tra le due opere concorre inoltre lo stesso autore della serie, Mathieu Missoffe, il quale ha ammesso l’influsso dell’opera di Lynch sul suo lavoro.
Missoffe, stimato e non banale autore televisivo, si è qui associato ai registi Thierry Poiraud e Julien Despaux per realizzare questa sua nuova opera, Black Spot. Il tema di partenza, lo abbiamo già detto, non è particolarmente nuovo ma viene ben sfruttato.
La serie sviluppa e una trama orizzontale e una trama verticale. La trama verticale è più poliziesca, la trama orizzontale è più fantastica. Tale distribuzione permette un’immersività graduale da parte dello spettatore nel mondo della serie; il quale, mentre segue la trama poliziesca verticale, e quindi più superficiale, viene trascinato all’interno dei misteri e dell’atmosfera dark della trama orizzontale, e più profonda, venendo così a trovarsi alla fine della stagione quasi senza accorgersene, ma con la voglia di saperne ancora. Con lo scorrere degli episodi si palesa anche un sotto-testo western che appare interessante e dona un gusto eccentrico ma tutt’altro che sgradevole alla ricetta. A tale riuscita partecipa senza dubbio il buon dosaggio degli elementi dei generi poliziesco, fantastico e western che produce un’ottima amalgama.
In questo Far West situato sulle Ardenne è chiamata a mettere ordine il maggiore della gendarmerie Laurène Weiss, la quale trova corpo e voce nella grintosa interpretazione di Suliane Brahim, già pensionnaire della Comédie-Française.
Da questa contaminazione di generi esce una serie che mostra evidenti debiti verso la televisione anni Novanta, quando ancora la trama verticale, esauritasi nel corso del singolo episodio, aveva la predominanza, ma aggiornata con gusto e sapiente fattura alle formule della televisione odierna: riuscendo in tal modo ad evitare lo sgradevole effetto di modernariato e mantenendo un sapore gradevole e fresco. Nel corso della seconda stagione, poi, gli autori paiono voler alzare il tiro sul tono fantastico. Il fantastico pare così ammantare ed innervare tutti i generi e tutti i temi del racconto. La trama orizzontale vede inoltre aumentata la propria importanza e ogni episodio assiste ad una trama verticale maggiormente inserita all’interno di questa al fine di portare avanti la narrazione in maniera più organica, lasciando da parte la struttura parzialmente episodica in favore di una costruzione più ariosa e complessa. Visto il crescere della serie speriamo sinceramente in una terza stagione.

Luca Bovio

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