Beverly of Graustark

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8.0 Awesome
  • voto 8

Tutti pazzi di Marion Davies

La proiezione del lungometraggio serale di martedì 8 era una delle più attese qui alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 2019. Una fila davvero impressionante di spettatori si è formata davanti al Teatro Verdi, arrivando ad occupare in lunghezza l’intera piazza XX Settembre antistante, in attesa di poter assistere ad una delle riscoperte di quest’edizione del festival, vale a dire Beverly of Graustark (1926) di Sydney Franklin. Per le strade di Pordenone, in bella esposizione nella maggior parte delle vetrine della città, sui manifesti all’esterno del Teatro e sulle borse fornite agli accreditati campeggia la figura di Marion Davies, splendida protagonista del film di Franklin, immortalata in uno scatto sul set che è stato selezionato come immagine copertina di questa trentottesima edizione.
Ridere, si era detto all’inizio delle Giornate. Ma la risata e la comicità hanno diverse sfumature e in Beverly of Graustark quest’ultime s’allontanano dallo slapstick puro per approdare ai toni delicati della commedia sentimentale. Lo spunto della vicenda narrata è tratto da un romanzo di grande successo firmato dallo scrittore americano George Barr McCutcheon nel 1904, sensibilmente riadattato per il grande schermo dalla sceneggiatrice Agnes Christine Johnston.
Quando suo cugino, il principe Oscar, a lungo esiliato dal regno di Graustark, nazione situata in un imprecisato punto ad est della Svizzera, viene finalmente nominato re, Beverly, la nostra Marion Davies, è al settimo cielo e decide di seguirlo in Europa per l’incoronazione. Oscar, però, rimane vittima di un incidente sciistico che lo costringe a letto per qualche giorno. Tempo che potrebbe risultare fatale per le sue ambizioni, dato che il perfido generale Marlanax (già dallo sgradevolissimo nome identificato come villain della situazione) trama alle sue spalle per impossessarsi del trono in maniera definitiva. Ecco che, grazie a un malinteso che si rivela fortunato, la cugina Beverly, dai capelli corti e dall’aspetto vagamente androgino, viene scambiata per il principe e così, su suggerimento del fidato duca Travina, accetta di assumere l’identità di Oscar e di coprirgli le spalle per il tempo necessario alla sua guarigione. Gli imprevisti si susseguono e sarà in particolare l’improvviso sbocciare del sentimento per un pastore a rendere le cose difficili a Beverly, intrappolata in abiti e sembianze maschili.
La colonna portante del film e il minimo comune denominatore non solo delle gag, ma anche di quasi tutti gli snodi principali della trama è il travestimento. Travestimento inteso principalmente come il passare dall’indossare abiti maschili a quelli femminili e viceversa da parte di Beverly, ma non solo. Già, perché il cambio d’indumenti in Beverly of Graustark sta a significare molto di più. Dietro le divise ufficiali della guardia reale che fa da scorta a Beverly, che in quel momento sta impersonificando suo cugino, si celano in realtà dei traditori a cui è stato ordinato di uccidere il principe. Una volta spogliati quest’ultimi, le divise vengono indossate dagli uomini fedeli al pastore Danton, che in tal modo diventa il protettore di Beverly/Oscar. Nel finale, Danton smetterà sia la divisa sia i suoi poveri abiti da mandriano per indossare quelli nobiliari di un principe e potere così finalmente unirsi all’amata Beverly. Beverly che, inconsapevolmente e in virtù di un eccellente lavoro della Johnston in fase di scrittura, si era lanciata essa stessa nel gran ballo dei mutamenti di classe sociale quando, non appena il cugino aveva accettato la corona di Graustark, aveva detto, con sguardo sognante, che ora avrebbe potuto finalmente sposare un principe (il “principe azzurro” del titolo italiano, libera traduzione che gioca ovviamente su più livelli semantici). Cosa che, del resto, accadrà quando Danton, da pastore, diverrà appunto principe.
È il volto di Marion Davies, in ogni caso, a rappresentare il fulcro espressivo di Beverly of Graustark. Attorno alle doti interpretative di quella che fu per lungo tempo compagna di William Randolph Hearst ruota l’intera forza attrattiva del film. La vivacità, le abilità mimiche e lo sguardo brillante e giocoso della Davies stregano lo spettatore, così come Danton è stregato dalle arti femminili di una Beverly mascherata, lo contagiano di un’autentica quanto rara joie de vivre, mentre Franklin dirige le operazioni con sapienza dietro la macchina da presa, regalando alcune sequenze d’alta scuola, su tutte, probabilmente, il pericoloso viaggio in auto di Beverly dalla località sciistica a Graustark, con il magnifico dettaglio del fucile del cecchino incaricato d’uccidere il principe che domina la gola sullo sfondo.

Marco Michielis

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