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Bajirao Mastani

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VOTO: 8,5

La principessa e il guerriero

Bajirao Mastani ovvero l’epica dell’India sul grande schermo. Sulla falsariga di quanto annunciato lo scorso 20 febbraio, allorché a essere proiettato in sala era stato il picaresco Straight from the Heart (Hum Dil De Chuke Sanam, 1999), la seconda edizione dell’Indian Film Festival ha ripreso così l’omaggio a Sanjay Leela Bhansali, regista di cui stavolta a essere proposto sul grande schermo è stato l’appena menzionato Bajirao Mastani. Sempre al The Space di Piazza della Repubblica e sempre di venerdì, il 27 febbraio per la precisione. Movimentati triangoli sentimentali figurano al centro di entrambi i lungometraggi citati. A cambiare sono però, radicalmente, la cornice storica e il tono generale della narrazione.
Se con Hum Dil De Chuke Sanam era di scena una commedia musicale d’ambientazione più o meno contemporanea, con Bajirao Mastani ad affermarsi è un registro epico, aulico, fatto anche di grandi battaglie, intrighi di corte, cerimonie sacre, matrimoni che vedono protagonisti regnanti, comandanti militari e altre figure di casta elevata, favoriti o al contrario osteggiati a seconda della convenienza politica, della differente appartenenza religiosa e di altre divisioni interne al paese. Se dovessimo accostare i temi e la maestosa resa visiva dell’opera in questione a qualcosa di estraneo a Bollywood, il paragone più immediato sarebbe probabilmente con le incursioni di Zhang Yimou nell’impegnativo terreno del wuxia, nella fattispecie con quei lungometraggi secondo noi più curati a livello di coreografie, costumi, elementi scenografici e intuizioni cromatiche: Hero (2002), La foresta dei pugnali volanti (2004) e soprattutto La città proibita (2007).

Tornando però repentinamente in India, dopo questo immaginifico “volo” in Cina, cominciamo pure a inquadrare i tratti specifici di Bajirao Mastani, partendo proprio dal titolo: al suo interno, uniti in una simbiosi perfetta, compaiono i nomi dei due protagonisti, il nobile comandante invitto in battaglia Bajirao e l’orgogliosa principessa guerriera Mastani.
Sono storie di alcuni secoli fa. E come esplicitato da una didascalia al termine dei titoli di coda, il film si ispira liberamente a un romanzo in lingua Marāṭhi intitolato Rau, autore Nagnath S. Inamdar, nel quale si raccontano per l’appunto le gesta del leggendario guerriero Peshwe Bajirao (Ranveer Singh) e della sua seconda moglie Mastani (Deepika Padukone), figlia a sua volta del sovrano di un piccolo stato del sub-continente indiano.
Ma Bajirao si era imposto come uno dei condottieri più forti e rispettati al servizio dei reami Indù, acerrimi nemici dell’Impero Moghul e della presenza islamica nella regione, mentre proprio a tale tradizione religiosa risultava devota la sua innamorata, la principessa Mastani, da cui i violenti attriti col clan familiare del guerriero, con la prima moglie Kashibai (Priyanka Chopra) e con la potente casta dei Bramini…
Altrettanto significativa la seconda parte di suddetta didascalia, allorché si specifica che il corposo lungometraggio è stato sceneggiato consultando storici esperti, ma senza alcuna pretesa di fedeltà assoluta agli eventi, mentre molto serio vuole essere il proposito di non offendere tradizioni, gruppi etnici e credenze religiose di nessun tipo.

La combinazione delle sfide politiche, delle grandi battaglie terrestri (con tanto di elefanti schierati sul campo) e di teneri momenti sentimentali è una gioia per gli occhi, in Bajirao Mastani, anche per un’attenzione ai colori e all’elemento del rito che sembra influire, a tratti, sullo stesso piano diegetico. Non meno emblematici sono gli immancabili balletti. Tra tutti, due hanno colpito più di altri la nostra immaginazione: quello successivo a un’importante vittoria diplomatica di Bajirao (assai spavaldo, peraltro, al cospetto di un altro regnante avvezzo a impressionare e intimidire subito i suoi ospiti, grazie a una tigre tenuta come animale da compagnia quasi fosse un micetto qualsiasi), coi suoi commilitoni pronti a celebrarne nel ballo il coraggio, la lealtà, le altre virtù militari; e poi il balletto forse più suggestivo di tutti, quello in cui le due mogli gelose si trovano finalmente a interagire tra loro ai ritmi di una danza sacra, sancendo così una alquanto precaria ed estemporanea tregua, in occasione della classica festività religiosa. Gli sviluppi di questo tormentato triangolo, anche per via delle tanto difficili relazioni affermatesi a corte, in un clima condizionato dalla guerra e da insanabili rivalità, saranno comunque drammatici. Finanche tragici, in sintonia con un epilogo tanto solenne e plumbeo, quanto smagliante e magnetico come approccio iconografico, visuale. Ladies & Gentlemen, tra le tante opzioni a disposizione il cinema indiano sa anche essere genuinamente epico!

Stefano Coccia

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