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B.A.E. – Before Anything Else

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VOTO: 5

Una storia che si ripete

Tra le opere più conosciute e rappresentate sul grande e piccolo schermo, se si contano anche le libere reinterpretazioni e quelle desunte, c’è sicuramente Romeo e Giulietta. Del resto si tratta di una delle più influenti storie d’amore della letteratura mondiale di tutti i tempi, che in quanto tale non poteva non affascinare registi e sceneggiatori di tutto il mondo. Ecco allora che l’immortale tragedia shakesperiana è stata oggetto di numerosi adattamenti più o meno fedeli. I più celebri sono senza alcun dubbio quelli firmati da Franco Zeffirelli nel 1968 e da Baz Luhrmann nel 1996. Si tratta di trasposizioni agli antipodi per stile e approccio rispetto alla matrice originale, alle quali se ne sono aggiunte varianti di ogni genere. Tra l’altro è notizia fresca di stampa di una nuova e futura versione, stavolta in chiave dark e orrorifica, firmata da Robert Eggers, che a detta delle voci di corridoio circolate in queste ore pare si soffermi sugli aspetti più tragici e violenti della tragedia. Staremo a vedere cosa ci riserverà a riguardo il cineasta statunitense.
Nel frattempo cineasti di e a tutte le latitudini continuano ad attingere dal capolavoro del drammaturgo e poeta inglese per le loro opere, sfornando rivisitazioni di ogni tipo, comprese quelle in chiave moderne. Ecco allora in ordine di apparizione sul grande schermo prima Come Romeo e Giulietta di Giuseppe Alessio Nuzzo, che ha adattato il mito shakespeariano in chiave drammatica, ispirandosi alla vera storia di Federica Paganelli e raccontando un amore ostacolato e intenso ambientato tra Sassari e Napoli, seguito più di recente da B.A.E. – Before Anything Else, esordio alla regia di Paula Lingyi Sun e Alessio Hong, presentato fuori concorso al Bif&st 2026 e in uscita a Ottobre in alcune sale selezionate con Piano B Distribuzioni.
Come la pellicola di Nuzzo, anche quella dei colleghi italo-cinesi ambienta le note e travagliate vicissitudini amorose dei protagonisti di turno ai giorni nostri, spostando l’azione nel Belpaese, per la precisione in Calabria, nella cornice mozzafiato di Tropea, sulla Costa degli Dei. È qui che B.A.E. – Before Anything Else ci conduce al seguito di Romeo, diciannove anni e un futuro ancora tutto da immaginare, durante una vacanza con gli amici prima che le loro strade prendano direzioni diverse. L’incontro con Giulia, una ragazza del posto appassionata di teatro, cambia improvvisamente ogni cosa. Tra i due nasce un sentimento travolgente e, quasi per un gioco del destino, Romeo finisce per affiancarla come protagonista in una messa in scena locale di Romeo e Giulietta. Mentre sul palco interpretano i due amanti shakespeariani, il confine tra finzione e realtà si fa sempre più sottile. Tra fughe notturne, amicizie, pressioni familiari e paure per il futuro, il sentimento dei protagonisti si confronta con un destino che richiama inevitabilmente la tragedia shakespeariana.
Gli autori prendono in prestito le celeberrime pagine di Shakespeare e le trascinano nel presente, per raccontare di una generazione sospesa tra l’ultimo scorcio di adolescenza e le incognite dell’età adulta. Ne fanno un coming-of-age che ha nel proprio DNA tutti i temi e gli stilemi del romanzo di formazione, compresi amore, libertà e incertezze del crescere. In tal senso, B.A.E. – Before Anything Else assolve a tutti i compiti del filone in questione, facendoli però coesistere a fatica a livello narrativo e drammaturgico con le dinamiche dell’impianto classico del testo nativo e il suo tragico epilogo. La fonte dalla quale hanno attinto a piene mani i registi, nella quale è stata innestata la tormentata vicenda amorosa di turno, fa valere il suo secolare peso specifico, soffocando e schiacciando loro e nostro malgrado le seppur buone intenzioni degli autori di darle una veste moderna. Il palleggio insistito tra finzione e realtà, elementi inediti e appartenenti alla matrice, vita e messinscena teatrale, funziona a fasi alterne, quanto basta per tenere in piedi l’architettura nel suo complesso. Ma è un esercizio al quale abbiamo assistito già in passato con Iago, il già citato Come Romeo e Giulietta, il più recente Romeo è Giulietta e che come in questo caso non ha mai portato a nulla di particolarmente significativo. Ecco perché l’unico modo per dare un senso a operazioni rischiose come queste è e resta quello di spingersi all’estremo. Il Romeo+Giulietta di Baz Luhrmann ci ha mostrato a suo tempo un’alternativa valida e possibile, con i dialoghi originali che restano intatti e l’azione traslata nella violenta e kitsch “Verona Beach” americana degli anni Novanta, con tanto di luci al neon e pistole battezzate come spade. Eggers probabilmente seguirà questa linea e siamo sicuri che i risultati saranno di ben altro spessore rispetto a quelli portati a casa da Paula Lingyi Sun e Alessio Hong con il loro incerto passo a due, del quale ricorderemo semmai le musiche avvolgenti di Silvia Leonetti e la fotografia pittorica di Claudio Cascavilla.

Francesco Del Grosso

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