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Nel tepore del ballo

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VOTO: 6,5

Un amarcord di un ritorno alle origini

Il cineasta bolognese Pupi Avati dirige Nel tepore del ballo, nelle sale dal 30 aprile 2026 dopo l’anteprima al Bif&st 2026, un film amarcord che vede in Gianni Riccio, interpretato da Massimo Ghini, un personaggio di spicco della televisione italiana, e attraverso di lui rivivono anche frammenti del cinema avatiano più intimista, in linea con i recenti Lei mi parla ancora e La quattordicesima domenica del tempo ordinario.

Il film colloca il suo incipit in un’Italia anni settanta e, geograficamente, a Jesolo, ove un ragazzo ha l’infanzia segnata per aver perso tragicamente entrambi i genitori, una madre morta di parto e un padre playboy , portato in scena da Raoul Bova. Il giovane resta orfano e vive con la zia, che ha le fattezze di Lina Sastri. Gianni Riccio cresce nel tepore di una casa il cui affetto non gli manca e vive il riscatto di colui che fin da bambino è stato messo con le spalle al muro dalla vita. La sua ascesa personale infatti è vertiginosa, si trasferisce a Roma, diventando un conduttore televisivo di successo a livello nazionale. Il destino però torna a presentargli un conto ancora molto salato. All’apice della carriera viene travolto da uno scandalo finanziario, che da Roma lo riporterà nella sua terra natale, in cui sarà costretto agli arresti domiciliari.

L’essenza del film di Pupi Avati è contenuta nel titolo stesso, che simboleggia la preziosità della vicinanza affettiva e il ricordo nostalgico di essa. Nel momento peggiore della carriera, Gianni Riccio, dopo aver subito il peso del carcere e successivamente gli arresti domiciliari nella sua amata Jesolo, riceve una lettera dal suo vecchio amore, Clara, cui presta il volto Isabella Ferrari. Quell’antico sentimento si rianima, ma come vuole il senso impresso Nel tepore del ballo, il calore spesso lo si apprezza quando è già svanito . Il lungometraggio del cineasta bolognese esplora quindi il “rinnamoramento” e la riscoperta di sé in età matura, ma gli errori nella vita dell’ex conduttore televisivo hanno edificato immensi ostacoli che nel tempo no hanno fatto altro che accumularsi.

Gianni Riccio vede allontanarsi gli amici, i lacchè dei tempi d’oro, tranne Morè, impersonato da Sebastiano Somma, suo fedelissimo che gli fa anche da autista. Lo spiraglio amoroso rievoca sentimenti che sembrano rimettere insieme i pezzi di un’autostima che pareva perduta, e lui non crede sia un caso, infatti, quando un po’ a sorpresa riceve un invito a partecipare come super ospite ad una trasmissione televisiva che vede come un’ occasione per rilanciarsi. A condurre lo show c’è “la morta”, così soprannominata nell’ambiente, che nel film ha il volto di una straordinaria Giuliana De Sio, che prende le parti di una ipotetica Barbara D’urso. Porta in scena quella televisione del dolore, discutibile e falsa, che segna l’ipocrisia di un mondo marcio e pronto a sacrificare sentimenti e moralità in nome dello “share”.
L’ex conduttore in qualche modo sarà messo di fronte ad un altro bivio, lui che in quel momento rivive il sentimento più puro che ha lasciato andare in gioventù, in cambio del successo, e che aveva visto portarselo via da Giuliano, un suo rivale in amore che ha i connotati di Pino Quartullo.

La forza di Nel tepore del ballo è insita gran parte in un cast che oltre ai già citati attori, vanta una sempre convincente Nadia Rinaldi nei panni di una truccatrice TV, Manuela Morabito che dà il volto ad una regista televisiva, e infine Bruno Vespa, Pascal Vicedomini, e Jerry Calà (travolgente come al solito per la sua proverbiale ironia), che incarnano loro stessi. Una menzione speciale per Ivan Zuccon, ormai montatore di lungo corso di Pupi Avati, che dà ritmo ad un film che, seppur non si riveli tra i migliori del Maestro, lascia il segno, nel narrare una storia che fa riflettere sul tempo che passa, infondendo la giusta dose di malinconia, arricchita dalle ispirate interpretazioni di Massimo Ghini e Isabella Ferrari, che danno vita ad un “rinnamoramento” che Nel tepore del ballo riecheggia al ritmo di una cover della celeberrima Only you.

Fabrizio Battisti

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