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The Long Walk

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VOTO: 7

Chi si ferma è perduto, da Stephen King

Il regista statunitense Francis Lawrence, che ha esordito nel 2005 con il film Constantine, adattamento dell’omino fumetto creato da Alan Moore, e firmato la regia di Io sono leggenda, The Hunger Games: La ragazza di fuoco  e The Hunger Games: Il canto della rivolta, dirige The Long Walk, tratto da un romanzo di Richard Bachman, alias Stephen King, che firma il libro col nome del suo alter ego. L’adattamento è scritto da JT Mollner (Strange Darling) e la storia è ambientata in un universo distopico, in cui l’America è immersa in una crisi economica devastante, che ha portato la nazione sull’orlo del baratro, tant’è che un potere autoritario ha preso il sopravvento.

Trattasi del secondo adattamento da Richard Bachman dopo L’implacabile del 1987 di Paul Michael Glaser, con Arnold Schwarzenegger, di recente riportato sul grande schermo col titolo originale ovvero The Running Man da Edgar Wright, con un non esaltante Glen Powell come protagonista.
I due racconti hanno in comune una visione drammatica e alternativa degli Stati Uniti, ove una crisi economica ha portato i cittadini a partecipare a sfide estreme, rischiando la vita per guadagnarsi da vivere. The Long Walk vede il Maggiore, incarnato da Mark Hammill, il Luke Skywalker di Star Wars, vestire i panni di una potente figura militare che controlla squadre di soldati, che obbediscono a tutti i suoi ordini. 50 ragazzi, provenienti da ogni Stato, partecipano alla “lunga marcia”, evento annuale che rappresenta l’unico modo per vincere un premio in denaro che possa garantirgli una vita priva di stenti. Unica regola è che non esiste un traguardo, nessuna distanza definita da percorrere, si marcia giorno e notte senza sosta, e vince l’ultimo che alla distanza resta in piedi. Chiunque tra loro rallenti o si attardi, dopo tre avvertimenti, oppure cerchi di scappare, viene ucciso sul posto da un militare per ordine del Maggiore. La vicenda vede Ray, interpretato da Cooper Hoffman che nel procedere del cammino scoprirà le sue carte, poiché ha un conto in sospeso direttamente col Maggiore in persona. Stringerà delle amicizie, in particolare con Peter McVries, ovvero David Johnson. Durante la marcia verranno a galla le personalità dei partecipanti, e i dialoghi sono serrati, non da meno è la buona gestione della tensione, tra esecuzioni brutali e sommarie e una marcia senza sosta, in cui il clima ansiogeno aumenta con il passare delle miglia percorse.

Le tematiche di fondo emergono grazie allo script mai didascalico di JT Mollner, che propone la ribellione giovanile verso un potere oppressivo, in cui la storia personale di Ray diverrà condivisa, in una sorta di impegno politico, e inoltre una presa di coscienza che andrà oltre gli interessi personali, denaro compreso.
Ciò mette in risalto come, in condizioni estreme, l’essere umano riesca a trovare la forza nell’altro, tanto da decidere di mettere a repentaglio o addirittura a sacrificare la propria vita per un compagno. Il bisogno di sentirsi in gruppo, aldilà delle individualità, fa emergere tramite la percezione della fatica, mentre si continua a camminare di giorno e di notte, un racconto introspettivo ove ognuno, raccontando di sé, si mette a nudo. La percezione è che i ragazzi così facendo si sentano più vivi a confronto con la morte, poiché non sono soli. Tutti per uno e uno per tutti, sono soliti ripetere, come i moschettieri, e anche il più individualista tra loro, presto sotto i segni di una fatica sia fisica quanto psicologica, desidererà far parte di quel cerchio che rappresenta l’essenza della vita, mentre il premio e il denaro appaiono secondari.
Le esecuzioni sono spietate e ciò che viene mostrato accade per strada, mentre i cittadini sul ciglio banchettano per osservare la morte in diretta, in un silenzio che vuol dire rassegnazione, in quella routine in cui il mondo è precipitato in un abisso frammisto di terrore e oscurità. Guardare gli altri morire produce indifferenza anche negli occhi dei bambini, poiché quello è l’unico mondo che conoscono, e ciò fa riflettere, sull’attualità e sul futuro che l’umanità sta dando ai suoi figli. A riprendere la marcia in The Long Walk ci sono anche le telecamere sui blindati dell’esercito ,e la competizione assume i connotati di un reality show, in linea con ciò che Stephen King aveva scritto anche per The Running Man, ma in origine e in maniera ancor più profetica lo aveva già narrato Elio Petri nel film La decima vittima del 1965.

Fabrizio Battisti

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