Home Speciali Retrospettive Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela

Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela

150
0
VOTO: 8

Romeo e Giulietta Indian-style

L’edizione 2026 dell’Indian Film Festival a Roma ha come protagonista assoluto il regista Sanjay Leela Bhansali, cui è dedicata una ricca retrospettiva delle sue opere talentuose e visionarie. Particolarmente interessante, per chi, come chi scrive, ama il teatro, è risultata essere la sua rappresentazione in stile Bollywood della tragedia universalmente più nota di William Shakespeare, Romeo e Giulietta: con Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela, il regista porta l’opera del Bardo ad un altro livello di spettacolarità e sensualità, complice anche la chimica ardente tra i due protagonisti, uno sfrontato Ranveer Singh e una splendida ed impertinente Deepika Padukone (che per questa interpretazione ha vinto il Filmfare Award come migliore attrice). È doveroso sottolineare anche che Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela è stato il quinto film indiano per incasso nel 2013, ed ha vinto tre Filmfare Awards (compreso quello della Padukone)

L’adattamento di Sanjay Leela Bhansali porta gli eroi romantici shakespeariani in territorio gujarati, dove le armi si comprano al mercato come le caramelle e una secolare faida divide i Rajadi ed i Sanera; tra sparatorie, vendette e maestose coreografie musicali, il film vira dall’atmosfera brillante ed ironica della prima parte verso una tragedia annunciata (fedele ma non troppo all’originale) eppure di grande impatto visivo e dall’inalterato messaggio finale: il sacrificio dei due amanti segnerà la fine delle interminate contese tra i due clan.

Romeo è Ram Rajadi (Ranveer Singh), rubacuori di una bellezza spudorata che, come in uno slogan pacifista degli anni Sessanta, predica “fate l’amore non fate la guerra” e “mettete i fiori nei vostri cannoni” (dal ritornello della canzone Proposta de I Giganti, ndr); figlio del capo dei Rajadi, anziché armi vende piacere, sotto forma di video pornografici. Giulietta è Leela Sanera (Deepika Padukone), dalla prorompente bellezza ed il carattere fiero, figlia di Dhankor ‘Baa’ Sanera (una intensa Supriya Pathak), capostipite del ricco clan dei Sanera. Come nell’opera shakespeariana, i due si incontrano quando Ram si intrufola ad una festa a casa Sanera con i suoi sodali Rajadi, profittando della confusione; in un tripudio di musica e colori, tra Ram e Leela (di cui Baa sta organizzando il fidanzamento con un archeologo NRI, cioè di origine indiana ma che si è stabilito per lavoro in un paese straniero) è amore a prima vista. I richiami classici, come le celebri frasi che i due amanti si scambiano sul balcone, da “rinnega il tuo nome” a “una rosa anche con un altro nome resta sempre una rosa” vengono riproposti in chiave moderna ed ironica, in un balletto di corpi prima ancora che di parole tra i due protagonisti; l’atmosfera scanzonata si stempera in tragedia quando, come nella scena di Mercuzio, quella che sembra una smargiassa dimostrazione di bravura con le armi culmina con la morte fatale dei due contendenti. Un caso, una disgrazia scaturita da una inutile bravata, che precipita gli eventi e cambia il tono della narrazione. Nonostante tutto, l’amore di Ram e Leela sembra ancora abbastanza forte da spingerli alla fuga; ma gli inganni delle rispettive famiglie riescono a dividerli, mettendoli infine uno contro l’altro a capo dei propri clan. Le schermaglie amorose della prima parte vengono soffocate dagli obblighi del ruolo ora ricoperto, mentre il tradimento sotto le spoglie di un moderno Jago trama per distruggere gli accordi di tregua tra le due parti. Eppure l’amore, unica via per metter fine ad una ostilità che va avanti da cinquecento anni, arde ancora sotto la cenere, intatto e puro; facendo sperare sino all’ultima scena in un finale diverso per i due amanti da quello scritto da William Shakespeare.

Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela è ben lontano dall’essere la trasposizione fedele e romantica del capolavoro di Zeffirelli; colorato, allegro e sensuale, ha lo stile imponente tipico di Bollywood, con coreografie eccellenti e serrate azioni scenografiche, dagli inseguimenti alle cadute nel laghetto interno al cortile di casa Sanera, cui Sanjay Leela Bhansali aggiunge il suo tocco originale, folle e visionario ed una teatralità che affascina, mentre la musica immerge sin da subito lo spettatore in uno scintillante e rumoroso luna park che intriga e fa sognare. In una cornice monumentale, si muovono protagonisti e comprimari come in un balletto dove ogni passo conta e si intreccia alla perfezione con gli altri; accanto a i due amanti Singh e Padukone (sposi anche nella vita reale), non si può non menzionare, tra gli altri, la Pathak (‘Baa’ Sanera), Richa Chadha (Raseela Sanera, cognata di Leela e simil alter ego della balia di Giulietta), Sharad Kelkar (Kanji Sanera, fratello di Leela), Abhimanyu Singh (Meghji Rajadi, fratello di Ram) e Gulshan Devaiah (Bhavani Sanera). Se infatti Ranvaar Singh e Deepika Padukone bucano lo schermo con la loro prorompente bellezza ed il seducente carisma, l’opera di Bhansali è tuttavia un’opera corale, dove ogni personaggio è essenziale per il quadro generale e per dare il giusto colore ad ogni fotogramma.

Michela Aloisi

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

uno + quattordici =