Quando un ragazzo con il coltellino svizzero incontra un uomo con la pistola…
Presentato il 7 febbraio 2026 anche a Roma, Kill Time di Niccolò Forcella è un cortometraggio che si sta progressivamente imponendo nel circuito festivaliero, laddove ha finora trionfato a Sulmona e New York, conquistando pure il concorso del Matera Film Festival.
Prima di esternare le nostre impressioni a riguardo, ecco qualche nota di regia, messa nero su bianco dall’autore stesso, più o meno all’inizio di un tour festivaliero tanto ricco di soddisfazioni: “Questo cortometraggio è stata una vera sfida, produttiva e artistica, che abbiamo contribuito a rendere tale girando in pellicola e coinvolgendo un grandissimo attore. Oggi, la vittoria al Siff e New York, la selezione al Lift Off, al Los Angeles, al Sudestival e al Matera Film Festival sono le prime, immense soddisfazioni di questo percorso, un riconoscimento che appartiene non solo a me, ma a tutti i giovani professionisti e alla produzione che hanno lavorato con passione e dedizione, credendo fin dall’inizio in un’opera tanto piccola quanto ambiziosa”.
Ecco, il solo fatto d’esser stato girato in 16mm assicura a questo breve, folgorante lavoro cinematografico, prodotto dalla Fato Productions di Lucca, un appeal differente; a partire proprio dalla fotografia, i cui cromatismi rendono in qualche modo “atemporale”, ruvido e ancor più disturbante un crudo apologo sula violenza, che senza spiegare un granché allo spettatore lo fa uscire allo scoperto, portandolo fuori dalla propria “comfort zone”.
Un po’ come nel celebre incipit de Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch, 1969) di Sam Peckinpah, è una scena di crudeltà infantile sull’invertebrato di turno ad assicurare un timbro metaforico alle vicende cui assistiamo: nel memorabile western si osserva difatti un gruppetto di bambini, i quali giocano, ridendo sguaiatamente, con alcuni scorpioni intrappolati all’interno di un formicaio. I piccoli appaiono divertiti nel vedere gli animaletti attaccati da centinaia di formiche rosse.
In Kill Time il giovanissimo protagonista prima dissotterra la classica scatoletta metallica piena di cimeli, il che potrebbe creare false aspettative, come se si dovesse assistere a un nostalgico “coming of age”; ma tra quei ricordini e oggetti di varia natura vi è un coltellino svizzero, col quale ben presto il ragazzino si accanirà, quasi annoiato, su un’innocente lumaca di passaggio, tramite azioni apparentemente distratte ma al contempo sadiche e finanche disgustose.
Microcosmo e macrocosmo. Poco più in là due uomini dall’aria losca (riconoscibilissimo qui è Antonio Gerardi, attore sempre più lanciato e di notevole carisma) hanno sotterrato ben altro. Improvvisamente tra di loro, spiati dal ragazzo nascosto a sua volta in mezzo ai cespugli, sembrerebbe nascere una disputa, una discussione, destinata molto probabilmente a finire male. L’epilogo “pulp” è perciò dietro l’angolo. Il piccolo protagonista ne approfitta per indagare su cosa si celi in quella buca. E dalla sua beffarda, silente risposta a tale scoperta, momento cruciale di un corto giocato su una tensione sotterranea, sul non detto, sui silenzi, su gesti violenti e in fondo gratuiti nei quali si può scorgere anche un profilo simbolico, dietro la consistenza talmente materica delle inquadrature, si approda a uno stallo che potrebbe però preludere a qualsiasi escalation drammatica.
Con questa sua atmosfera sospesa, col disagio profondo che riesce a trasmettere al pubblico, Kill Time sa concentrare in pochi minuti una visione cinematografica già matura, per nulla accomodante, che ci segnala Niccolò Forcella quale film-maker da tenere d’occhio.
Stefano Coccia









