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Vi possiamo salvare

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VOTO: 7,5

Attenti a quei due

Vi possiamo Salvare staziona presso Amazon Prime, su cui sono già passate altre opere dell’autore Ivan Brusa, dal settembre 2024. A distanza di circa un anno, vi sono ben due aggiornamenti estremamente positivi a riguardo: primo, il film verrà proiettato a Roma giovedì 16 ottobre presso il Circolo ARCI Arcobaleno (Via Pullino, 1), nell’ambito della quarta edizione di Indiecinema Film Festival, quale evento fuori concorso; secondo, il regista ha da poco postato sui social la locandina del sequel in arrivo, Vi possiamo salvare 2 – Kill the System. Perciò la (mini) saga continua!

Torniamo comunque al “capostipite”, partendo proprio da una sinossi, stringatissima, che non dovrebbe togliere il gusto della visione allo spettatore, “spoilerando” in modo eccessivo: anno 2028: la dottoressa Lombardi ha in cura, nella sua segreta struttura di recupero mentale, una coppia di fidanzati, Julian ed Arianna. I due credono di essere delle spie che lavorano per il governo.
Tra thriller claustrofobico e commedia nera, tra “spy game” all’italiana e distopia pura, Vi possiamo salvare mostra un incedere avventuroso e sanguigno delineando situazioni assai crude, spietate, portate però sullo schermo con beffardo, strisciante umorismo. Giovani e di una bellezza disarmante, Arianna ovvero Emma Padoan e Julian alias Ivan Brusa, a suo agio tanto come interprete principale che alla regia del lungometraggio, sono i protagonisti di una storia ricca di tensione per quanto girata con mezzi autarchici, limitati. Per affrescare la detenzione in un singolare centro d’igiene mentale e la successiva fuga dei due nei boschi circostanti, Brusa si affida regolarmente alla verve degli interpreti (lui compreso) e al carattere evocativo delle location, imprimendo anche alle violente eliminazioni degli avversari di turno e ad altre scene d’azione un carattere basico, talora ”pulp”, in ogni caso estremamente efficace nella sua semplicità di fondo. L’immediato futuro che ci propone il racconto è poi una galleria di situazioni disturbanti, al limite anche deliranti, in cui la volontà di esercitare un controllo pervade ogni ambiente e lascia più di un dubbio, durante la visione, su chi siano realmente i carnefici e chi le vittime.

La regia in certi momenti si fa quasi lisergica. Ma più che altro è la scanzonata ironia di certi dialoghi a connotare un approccio diegetico così picaresco, da cui si deduce tutto l’affetto possibile per determinati generi cinematografici; un affetto che si traduce anche, però, nella velata critica di quel quadro sociale sulfureo, opprimente, che la coppia protagonista con le proprie istintive e spavalde reazioni si propone più o meno coscientemente di scardinare. Del resto l’impronta narrativa indubbiamente originale conferita da Brusa alle sue opere conserva quel taglio anarcoide, non conformista, all’occorrenza caustico, che si rispecchia bene in tale lungometraggio, come pure in altri spaccati al vetriolo del vivere contemporaneo di cui il precedente Faccio una strage (al 75%) è validissimo esempio.

Stefano Coccia

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