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Angelus Tenebrarum

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VOTO: 7

Il Male è ovunque

Seppur con uno spirito fieramente autarchico e indipendente, l’horror italiano tenta di contendere a quelli d’oltreoceano, forti sovente di maggiori risorse produttive ma non necessariamente di idee interessanti, gli spazi – non tantissimi, a dirla tutta – concessi al genere nelle nostre sale. E così lunedì 23 febbraio all’UCI Porta di Roma abbiamo assistito alla prima col cast di Angelus Tenebrarum, il nuovo film di Dario Germani.
Lui è uno che ci riprova ogni volta con una tenacia quasi commovente. E per quanto il lungometraggio appaia destinato a restare in programmazione lì o in qualche altro multiplex solo pochi giorni, speriamo che riesca a incuriosire qualche appassionato, dato l’approccio così sanguigno dell’autore alla materia. Pur avendone già apprezzato i precedenti lavori, in particolare Antropophagus II, The Slaughter e Antropophagus: Le origini, riteniamo sia questa finora la sua opera più ambiziosa. E, almeno a tratti, anche la più angosciante.

Con Budapest e l’Ungheria molto presenti nelle riprese, come nel già menzionato Antropophagus: Le origini, con il segmento filippino atto a parafrasare in qualche modo l’ambientazione asiatica di Senza via di uscita, con l’introduzione di uno scenario maltese estremamente suggestivo, si percepisce inoltre un respiro internazionale all’interno di quest’horror che, con piglio deciso, affronta il tema della possessione demoniaca, citando inevitabilmente tanto cinema del passato (a partire naturalmente da L’esorcista di William Friedkin) ma proponendo al contempo alcune soluzioni originali, disturbanti, persino un po’ naïf.
Del resto il personaggio che inconsapevolmente fa entrare l’orrore nella vita della protagonista, quel fratello entomologo interpretato dallo stesso Dario Germani (ed è simpatico che altri elementi del cast tecnico, oltre al regista, facciano capolino nel film attraverso piccole parti), viene in contatto con la terribile maledizione ivi descritta in un modo piuttosto singolare, ovvero mettendosi alla ricerca nelle Filippine di un raro coleottero e penetrando a tale scopo in una grotta isolata, teatro tempo prima di episodi estremamente malvagi. Gli studiosi di insetti della sfortunata spedizione, ovvio, sono destinati a una gran brutta fine. Ma il Male che hanno risvegliato giungerà poi fino a Budapest e fino alla dimora della protagonista Erika, una assai intensa Ilde Mauri, sotto forma di artefatto magico incautamente prelevato dal di lei fratello…

Complimenti sinceri, per inciso, a tutto il cast, che comprende tra gli altri Ermanno De Biagi, Giuditta Niccoli, Klara Gonda, Robert Madison, Mario De Candia, Beatrice Simonetti, Daniel Franchi, Veronica Egidi, Ilio Vannucci e Giada Orlandi. Alcuni più formati come attori, altri decisamente più “ruvidi”, hanno comunque ben accompagnato la suspense interna di un racconto che sembra risucchiare le energie negative insite in di ogni luogo, sia esso quel condominio ungherese dagli interni fatiscenti e opprimenti dove abita la protagonista, oppure il vasto scenario naturale che a Malta vediamo accogliere sinistri, spiazzanti rituali. Del resto Dario Germani di formazione è direttore della fotografia e in ogni suo film ha particolare cura di tale elemento. E alla costruzione della così ansiogena atmosfera contribuiscono pure, oltre al montaggio serrato e alla ben nota competenza di David Bracci negli effetti speciali, la conturbante gestione del sonoro e le musiche di un Simone Pastore costantemente sul pezzo. Meno oliata appare a volte la sceneggiatura. Intendiamoci, tutto l’aspetto della possessione e dei misteriosi, inquietanti “incidenti” cui vanno incontro i protagonisti, è orchestrato bene, con esiti talora agghiaccianti. Si affaccia solo ogni tanto l’impressione che manchi qualche tassello, oppure che lo si suggerisca nei dialoghi troppo di sfuggita, allorché soprattutto le numerose sequenze in flashback e cioè i vari antecedenti della maledizione in corso, pur senza trovare necessariamente rifugio nel classico “spiegone” avrebbero forse meritato una trattazione più articolata, più estesa, anche per sfruttare meglio il fascino oscuro delle figure, dei feticci e dei rituali tirati in ballo.

Stefano Coccia

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