Le complessità dell’animo umano
Non è facile approcciarsi (e addirittura riscrivere) a un capolavoro come “Frankenstein” di Mary Shelley. Non è facile perché, come ben sappiamo, è sempre molto delicato tradurre in immagini ciò che le parole stampate hanno saputo raccontare così bene, tenendo anche conto del fatto che di trasposizioni cinematografiche ne sono già state realizzate tante e tante dalle origini del cinema ai giorni nostri. Eppure, il regista e produttore Guillermo del Toro (che già nel 2017 era stato osannato al Lido con La forma dell’acqua, aggiudicandosi addirittura l’ambito Leone d’Oro) ha voluto cimentarsi in tale ardua impresa, tornando ancora una volta alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo Frankenstein, anch’esso in concorso.
Per l’occasione, dunque, “Frankenstein” di Shelley è stato praticamente riscritto, attualizzato, riproposto secondo una struttura narrativa solida e soddisfacente, al fine di affrontare un complesso e mai banale discorso non soltanto sul bene e sul male, ma, più in generale, sull’animo umano, su come esso possa risentire (nel bene e nel male) di influenze esterne, su come l’ego e l’ambizione personale possano facilmente prendere una piega malata, causando innumerevoli danni. Ma vediamo nello specifico in che modo la storia è stata qui rielaborata.
Una nave resta incagliata in un’enorme lastra di ghiaccio. I marinai e il loro capitano trovano un uomo gravemente ferito. Si tratta del dottor Victor Frankenstein (impersonato da Oscar Isaac). Poi, improvvisamente, un essere minaccioso (Jacob Elordi) attacca l’intero gruppo, uccidendo brutalmente chiunque tenti di fermarlo o di attaccarlo a sua volta. Chi sarà mai costui? Dopo tale prologo, dunque, prende il via la prima parte del film, ossia il racconto del dottor Frankenstein su come tale creatura, “la cosa”, sia stata dapprima ideata, poi creata, per poi lasciare spazio, nel secondo capitolo, al racconto della cosa stessa.
Già da una prima, sommaria lettura della sinossi, dunque, ci rendiamo conto di come la struttura narrativa ideata da Del Toro sia piuttosto interessante, non soltanto per la preziosa possibilità che ci viene fornita di osservare gli eventi da due diverse prospettive, ma anche – e soprattutto – per vedere da vicino tutte le mutazioni dell’animo umano, ora lente, ora repentine, in relazione a un pur sempre complicato percorso di crescita.
Ogni personaggio è studiato fin nel minimo dettaglio (sia dal punto di vista della propria caratterizzazione che visivamente e cromaticamente). Ogni immagine, edificio o oggetto assume una valenza fortemente simbolica. E nel trattare tanti temi universali come, appunto, l’eterna lotta tra il bene e il male, ma anche l’amore puro, la religione e la potenza del perdono, Del Toro ha saputo evitare una pericolosa retorica dando vita a un’opera che non teme per nulla i suoi illustri predecessori, a un’opera dotata di forte personalità, a un lungometraggio maestoso e imponente che, riprendendo qua e là quanto realizzato dallo stesso regista in passato, trova una sua compiuta declinazione nel genere dell’horror gotico.
Già, perché, di fatto, in Frankenstein troviamo un Guillermo Del Toro più estremo che mai (ma mai gratuito o autocompiacente). Un Guillermo del Toro che ha saputo regalarci immagini potenti (impossibile non notare, giusto per fare un esempio, la cosa che, nel momento in cui sta per prendere vita, ha quasi la posa di un Cristo in croce), ulteriormente arricchite da dettagli splatter estremamente realistici e da scelte cromatiche in cui vengono predilette le tonalità del blu, del verde e, naturalmente, del nero. Un Guillermo Del Toro in ottima forma, che nel riscoprire classici della letteratura (appena tre anni sono passati dalla realizzazione della sua versione di Pinocchio) sembra aver trovato un ottimo posto all’interno della vasta produzione cinematografica mondiale. Cosa ne penserà, dunque, la giuria veneziana di questa sua ultima fatica? Sarà così entusiasta come lo è stata appena otto anni fa? Al momento, naturalmente, è ancora presto per saperlo.
Marina Pavido









