Home In sala Archivio in sala Weekend

Weekend

324
0
VOTO: 6.5

Incontri / separazioni

Chissà se proseguendo col passo del gambero riusciremo infine a vedere sul grande schermo Greek Pete, lungometraggio d’esordio dell’ormai lanciatissimo Andrew Haigh. Lasciamo sullo sfondo questa suggestione, come una pazza idea. Intanto, dopo essere rimasti senza fiato di fronte alla sensibilità dolente e intimista espressa in 45 anni, film distribuito in Italia pochi mesi fa, possiamo ora confrontarci con l’opera che nel 2011 ne sancì il successo internazionale, Weekend; e sempre grazie alla Teodora Film, che continua a scommettere su un autore la cui rigorosa cifra stilistica non soffoca i sentimenti, ma li pone in rilievo rapportandoli implacabilmente allo scorrere del tempo.

Accolto all’epoca con diversi premi e partecipazioni ai festival, Weekend non mostra forse tutta la maturità registica del successivo 45 anni (il che ha una sua logica), ma rivela comunque un’invidiabile coerenza stilistica e un’analoga propensione a sviscerare in profondità le dinamiche psicologiche, a partire da quelle di coppia. Il racconto ruota intorno al folgorante incontro tra Russell (Tom Cullen) e il più spigliato Glen (Chris New). L’attrazione erotica tra i due, nata con l’estemporaneo avvicinamento in un locale, sembrerebbe risolversi nell’avventura di una notte. Del resto questi due giovani uomini appaiono molto diversi, sia caratterialmente, sia come obiettivi di vita. E il fatto che Glen abbia pianificato da tempo di lasciare il Regno Unito per gli Usa non facilita certo le cose. Anche perché il loro incontro ha avuto luogo proprio un paio di giorni prima di quella partenza, da lui così attesa… ma, nonostante tutti questi ostacoli, sarà la durata di un weekend a costruire, inaspettatamente, un rapporto più intenso e più forte di quanto i due siano disposti ad ammettere.

Ecco, volendo sommare in qualche modo i percorsi narrativi e le feconde intuizioni registiche di entrambi i film, 45 anni e Weekend, esce fuori (già dai titoli, volendo), un protagonista importante: il tempo. Dilatazioni temporali, unite ad analoghe compressioni, sottopongono i protagonisti di tali storie a una sorta di “stretching” che pone in tensione le coscienze, gli slanci affettivi più o meno sinceri, le scelte di comodo. Semmai, in Weekend, la peraltro apprezzabile sobrietà registica di Andrew Haigh ci è parsa meno efficace quando appiattita su certe simmetrie di montaggio: ad esempio le rituali inquadrature dalla finestra dei diversi momenti in cui Glen lascia l’appartamento di Russel, scelta interessante all’inizio, meno incisiva nel prosieguo della storia. Mentre molto più espressivo e calzante ci è parso, ai fini del racconto, l’uso inquieto e sottilmente ansiogeno del fuori campo. Poiché comunque è la vicenda di una relazione omosessuale a svilupparsi in un determinato contesto, ossia gli scorbutici sobborghi di una città inglese, che a quei rapporti non guarda sempre con benevolenza. Anzi, l’aggressione verbale è a volte dietro l’angolo. Letteralmente. E così i rumori e le voci fuori campo diventano all’occorrenza il tumultuoso brontolio di un ambiente ostile, messo però a tacere dalla pur ruvida sincerità dei due protagonisti, dei sentimenti da loro espressi.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

tre × 1 =