The Transporter Legacy

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6.0 Awesome
  • voto 6

Donne al volante, pericolo costante

Lo avevamo lasciato nel 2008 alle prese con l’ennesimo carico scomodo e pericoloso da recapitare al destinatario di turno,  nel terzo capitolo della saga cinematografica nata dalla penna di Luc Besson e Robert Mark Kamen. Per chi non lo avesse ancora capito è di The Transporter che stiamo parlando e del suo arcinoto protagonista, ossia Frank Martin. Ma quello affidato a Camille Delamarre non è il quarto atto delle pirotecniche avventure  a tutto gas dell’inafferrabile driver, piuttosto un punto e a capo che offre agli autori la possibilità di resettare il tutto e ricominciare dal principio. Per cui, The Transporter Legacy si può considerare a tutti gli effetti una sorta di reboot e con esso un nuovo punto di partenza.
Un nuovo inizio, quindi, ma con il vantaggio che lo spettatore già conosce alla perfezione l’identikit del personaggio principale e gli elementi chiave alla base della serie che ne mostra le gesta sulle quattro ruote.  Del velocissimo, astuto e letale Frank, infatti, conosciamo vita, morte e miracoli, compresi i trucchi del mestiere, la maniacale precisione che lo contraddistingue e il rigido regolamento che i suoi clienti devono accettare per potersi avvalere dei suoi servigi. Un bagaglio drammaturgico, questo, che ha preso forma e sostanza grazie a quanto apparso sul grande e piccolo schermo dal 2002 ad oggi nei tre episodi cinematografici e nelle due stagioni televisive. Nel frattempo di anni ne sono trascorsi sette da The Transporter 3 e di acqua ne è passata sotto i ponti, di conseguenza c’è da fare i conti con una serie di novità, alcune delle quali decisamente sostanziali, a cominciare dal passaggio di testimone dietro la macchina da presa da Megaton (che a sua volta aveva preso il posto di Yuen e Letterier) a Delamarre. Ma se in una saga un cambio di regia tra un capitolo e l’altro è all’ordine del giorno, un po’ meno è quello davanti alla macchina da presa. Vediamo così Jason Statham svestire i panni di Martin e cederli al connazionale Ed Skrein, salito alla ribalta negli ultimi anni per le performance nella terza stagione de Il trono di spade e del campione d’incassi Deadpool. Ma non è tutto, perché a cambiare è anche l’anima drammaturgica del plot e del protagonista, con quest’ultimo che acquista uno spessore più umano ed empatico rispetto al passato, all’interno di una scrittura meno parodistica e più seriosa. Stavolta, Martin, affiancato dal padre donnaiolo, se la dovrà vedere con un gruppo di malavitosi coinvolti nel traffico della prostituzione e con un poker di femme fatale in cerca di vendetta. Rimangono invariate, al contrario, le componenti action e marziali, con inseguimenti automobilistici e combattimenti corpo a corpo che continuano a rappresentare gli ingredienti principali della ricetta.
Le suddette componenti, mescolate alle novità delle quali vi abbiamo accennato costituiscono le fondamenta sulle quali il regista francese, qui alla seconda prova sulla lunga distanza dopo l’action-thriller Brick Mansions (2014) e i precedenti da montatore per film come Colombiana o Taken – La vendetta, mette in quadro un prodotto che, dal punto di vista tecnico offre alla platea momenti dal forte tasso adrenalinico (l’uno contro tutti negli scantinati del night club, quello con i rapinatori nel garage, oltre agli inseguimenti sulla pista dell’aeroporto di Nizza e quello tra le strade del Principato di Monaco), a differenza di quello narrativo che continua a manifestare sempre le stesse debolezze, nonostante le correzioni apportate nel tempo dagli sceneggiatori che si sono avvicendati al fianco di Besson nelle stesure dei vari script. In questo caso, nemmeno l’intervento di Bill Collage e Adam Cooper in fase di scrittura è servito a invertire la rotta. Ci troviamo di fatto a fare i conti con le solite croniche carenze strutturali che limitano e indeboliscono storia, personaggi e dinamiche, che  consegnano al regista incaricato il minimo indispensabile per trasferire sullo schermo un giocattolone ipercinetico, tecnicamente valido, apprezzabile ritmicamente e ben confezionato.
Per apprezzare la confezione e rubare con gli occhi le tecniche utilizzate da Delamarre e dal suo staff vi invitiamo caldamente ad accedere al ricco comparto extra presente nel menù del Dvd, distribuito nel mercato home video nostrano da Mustang Entertainment dallo scorso febbraio. Oltre alle consuete interviste al cast, infatti, segnaliamo in particolar modo i tre mini backstage tematici, ciascuno dei quali focalizzato su un aspetto della lavorazione. In quello battezzato “L’eroe riluttante”, tra un’immagine e l’altra del dietro le quinte, il regista Delamarre, il coreografo delle scene marziali Alan Figlarz e il protagonista Ed Skrein, raccontano i retroscena della preparazione fisica e tecnica affrontata in pre-produzione e durante la lavorazione dal cast e dalla troupe. Stessa cosa anche per il filmato dal titolo “Accelerazione”, dove l’attenzione si sposta sulla vera co-protagonista del film, vale a dire la Audi S8, l’auto sulla quale Martin compie le sue spericolate e spettacolari evoluzioni grazie alle coreografie disegnate sull’asfalto dall’esperto Michel Julienne. Chiude il tris di extra, il capitolo dedicato alle quattro bad girls di Transporter Legacy che risponde al titolo “Cuore spezzato”, all’interno del quale le attrice coinvolte delineano i profili caratteriali dei rispettivi personaggi e i modi in cui li hanno costruiti. Della seria: “donne e motori…”

Francesco Del Grosso

The-Transporter-Legacy-dvd-coverThe Transporter Legacy
Regia: Camille Delamarre  Francia, Cina 2015 Durata: 93′
Cast: Ed Skrein, Ray Stevenson, Loan Chabanol
Lingue: Italiano Dolby Digital 5.1, Italiano Dolby Digital 2.0 Originale Dolby Digital 5.1, Originale Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: Italiano per non udenti
Formato: 16/9 2,35:1
Extra: L’eroe riluttante, Accelerazione, Cuore spezzato, interviste
Distribuzione: Mustang Entertainment

 

 

 

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