Woman of the Photographs

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9.0 Awesome
  • VOTO 9

Essere o apparire: questo è il problema

In concorso alla 18ma edizione del Ravenna Nightmare Film Fest versione online, l’elegante e al tempo stesso viscerale Woman of the Photographs di Takeshi Kushida ha meritatamente vinto il Premio della Critica alla Miglior Regia del Concorso Internazionale Lungometraggi. Questa la motivazione della Giuria: “Decretiamo che il vincitore del Concorso Internazionale Lungometraggi sia The Woman of the photographs, per la delicatezza dello stile e la potenza dello sguardo. Un film che grazie alle sua estetica geometrica e accattivante riesce a trasmettere un senso di disagio, estasi e incanto“.

Protagonisti, il misogino fotografo Kai (un eccezionale Hideki Nagai) e la bella ex ballerina, modella e testimonial social Kyoko (l’espressiva ed intensa Itsuki Otaki); i due, incontratisi casualmente durante un’escursione in solitaria, intrecceranno un rapporto delicato, platonico eppur morboso, che porterà la bella Kyoko, segnata da una brutta cicatrice, ad interrogarsi sulla sua vera identità. Fotografia ed identità, il confronto tra virtuale, ideale e reale, sono il fulcro di questo splendido film, che inizia proprio con la richiesta di una giovane cliente a Kai di ritoccare al limite estremo la sua foto da inserire in un sito di incontri: per la ragazza, la foto ritoccata rappresenta il proprio vero sé, in contrasto con la sua immagine mostrata dall’obiettivo. L’incontro con Kyoko, la sua richiesta di cancellare dalle proprie foto, da pubblicare sui social, la brutta cicatrice, toccherà poi il culmine della dicotomia; lacerata tra queste due se stesse, la bella modella deciderà di mostrare al mondo la vera sé, riscuotendo, con sua somma meraviglia, un successo mai raggiunto prima. Ma l’ipocrisia dei social non perdona: e tutte le foto reali verranno cancellate dal profilo di Kyoko perché ‘incitano all’autolesionismo”.

Woman of the Photographs è una raffinata storia d’amore in equilibrio tra il Fantasy e l’Horror, eppure allo stesso tempo assolutamente reale nella sua attualità; tra dissolvenze e surrealismo, il confine tra l’essere e l’apparire diventa sangue, mentre un sonoro particolarmente curato mette in risalto la visceralità della vita, laddove anche la semplice masticazione diventa protagonista all’udito. Colonna sonora, la musica dello Schiaccianoci ci accompagna lungo tutto il film, concludendolo con la danza finale tra i due protagonisti, mentre la sola amica del silenzioso fotografo, una mantide religiosa, viene portata in un giardino dal suo compagno perché la morte dia inizio alla vita.

Michela Aloisi

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