Malakout

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8.5 Awesome
  • VOTO 8.5

Le mani del pianista

Lo avevamo già intercettato in Concorso all’ultima edizione del Soundscreen Film Festival. Collocazione tutt’altro che peregrina, considerando che in questo cortometraggio di animazione la musica ricopre un ruolo fondante. E comunque ci ha fatto molto piacere ritrovare Malakout di Farnoosh Abedi (Iran, 2019) nel fitto programma di corti del 40° Fantafestival, anche in virtù di quelle atmosfere macabre, gotiche, magiche, che sono l’altro tratto costitutivo di questa fantasmagoria romantica e cupa.

Va da sé che negli ultimi decenni svariati interpreti di un cinema molto attento al dato reale hanno fatto balzare in primo piano la scena iraniana, da Jafar Panahi ad Asghar Farhadi passando per il compianto Abbas Kiarostami, volendo restringere l’elenco a qualche “decano” di fama internazionale. Ma nel frattempo il panorama ha cominciato a diversificarsi, inglobando anche personali riletture del fantastico e di altri generi tradizionalmente poco presenti nel DNA di tale cinematografia. I corti sono stati spesso portavoce di queste nuove istanze. E nel lavoro del cineasta iraniano Farnoosh Abedi, affine per certi versi al primo Tim Burton o ad analoghe tracce dell’immaginario filmico, abbiamo scorto uno dei migliori esiti di tale tendenza, sia per la forte capacità evocativa che per una maestria registica davvero encomiabile.
I “doni della Morte” sono merce rara ma al contempo insidiosa da maneggiare, come ben sanno i cultori della saga di Harry Potter. E l’angosciato protagonista di Malakout si troverà a farne le spese in prima persona. Riportata in vita l’amata, barattate le proprie “mani da pianista” con quelle di un volgare e spietato assassino, dovrà infatti fare i conti con un amaro destino…

L’immaginifico corto di Farnoosh Abedi sfiora l’eccellenza non soltanto per la riuscita ibridazione di tecniche diverse, per la ricchezza scenografica, per i cromatismi così ricchi di sfumature, ma anche per una regia che riesce ad accumulare tensione tramite inquadrature e movimenti di macchina degni di un noir d’altri tempi. Quel che vi si parerà davanti è un piccolo gioiello, insomma, che sul pubblico più sensibile a certe atmosfere non potrà che esercitare una sinuosa, macabra seduzione.

Stefano Coccia

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