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Woman of God

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VOTO: 7,5

Una donna fuori dal comune

Preziosa più che nelle precedenti edizioni si sta rivelando, al Trieste Film Festival 2026, le sezione Wild Roses, focalizzata quest’anno sui più importanti lavori delle cineaste slovene. E in tale ottica non potevano mancare certo i documentari. Davvero particolare e profondo è stato l’impatto, su noialtri, di Woman of God (Duhovnica), documentario terminato nel 2023 da Maja Prettner dopo ben 5 anni di preparazione, di approfondimenti e di riprese a stretto contatto con la protagonista di questa storia.
All’inizio dove essere “soltanto” il racconto di come la pastora luterana Jana, predicatrice non conformista e decisamente fuori da gli schemi, dopo essersi data generosamente – e senza alcun cenno di gratitudine, ahinoi, da parte dei suoi superiori – a tale ruolo per anni, avesse deciso a un certo punto di lasciare la Chiesa. Per intraprendere una nuova strada. Ma le eccezionali esperienze di vita della donna e quel modo così intenso di raccontarle hanno reso tale lavoro, grazie anche alla sensibilità e allo sguardo empatico della regista, qualcosa di molto più penetrante, stratificato, complesso.

Circondata dall’affetto ma talora anche dalle incomprensioni dei più stretti famigliari, Jana viene da una piccola dinastia di pastori evangelici, ha un bel volto contornato da capelli cortissimi, uno sguardo magnetico, un sorriso sincero, più alcuni metodi in chiesa non particolarmente ortodossi ma apprezzatissimi da molti fedeli, come ad esempio il dialogare con loro durante le prediche coinvolgendo nel “gioco” anche un pupazzo da ventriloquo.
Nelle lunghe interviste con lei, in Woman of God, verrà però fuori un “rimosso” pesante, come certi abusi sessuali subiti durante l’infanzia e mai confessati interamente neanche famiglia. In questi frangenti come anche nella coraggiosa rottura con l’ambiente religioso (effettuata senza comunque interrompere una sana ricerca spirituale) o nell’insorgere di una grave malattia affrontata poi con pari dignità, ciò che colpisce è l’enorme forza di volontà della donna, la profondità dei suoi pensieri, una non comune capacità di autoanalisi.

Maja Prettner ha saputo cogliere questi momenti senza interferire minimamente con essi, esibendo semmai quella complicità e quella vicinanza emotiva date da una confidenza evidentemente maturata, conquistata, nel corso degli anni. Così come avviene in simili produzioni documentarie, quando si approcciano correttamente le persone e ogni situazione che le riguardi. La magia di Woman of God risiede perciò in questa simbiotica relazione interpersonale, come pure nella capacità della documentarista di catturare gli ambienti che fanno da sfondo a tale vicenda, per esempio nelle interessantissime sequenze realizzate in chiesa (con l’approccio poco convenzionale al culto della protagonista, in primo piano) o tramite le immagini, spesso davvero belle ed evocative, girate negli spazi aperti, in campagna, a contatto con la Natura.

Stefano Coccia

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