Warcraft – L’inizio

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7.0 Awesome
  • voto 7

Lo sguardo sugli orchi

Ovviamente non ci sarebbe nulla di più sbagliato che sovrapporre, centimetro per centimetro, Warcraft – L’inizio alla trilogia de Il Signore degli Anelli. Numerose echi si avvertono in questa che si preannuncia come la nuova saga fantasy degli anni 2.1, ma era pressoché inevitabile, visto l’impatto che l’opera di Peter Jackson ha avuto, da un punto di vista squisitamente cinematografico, su un intero immaginario collettivo. I distinguo però non sono né pochi né trascurabili: Warcraft nasce da un celebre videogioco partorito dalla Blizzard nel 1993, poi “moltiplicatosi” in romanzi e fumetti a seguito dello strepitoso successo ottenuto. Non possiede, quindi, un’origine letteraria nobile da un padre eccellente come J.R.R. Tolkien. A maggior ragione sorprende in positivo la notevole stratificazione narrativa che si cela sotto la patina spettacolare. Anche in Warcraft (più o meno letteralmente traducibile con L’arte della guerra) ci sono interi popoli in lotta tra loro, come umani ed orchi. Con un messaggio politico che si affaccia tra le righe di un un teorema molto contemporaneo che vede gli orchi assieme conquistatori e profughi. L’ambientazione neutra e atemporale può senza dubbio ricordare quella della leggendaria Terra di Mezzo, con tanto di portali a congiungere differenti dimensioni. Tuttavia nello specifico caso conta moltissimo l’abilità dell’esecutore del progetto, cioè quel Duncan Jones che aveva già dato ottima prova delle proprie capacità di sviluppare in modo tridimensionale – e non ci riferiamo certo alla stereoscopia visiva, pur presente come di prammatica in Warcraft ma che aggiunge poco ai meriti del film – le varie istanze nel “commerciale” Source Code piuttosto che nel folgorante esordio di Moon. Opere comunque in cui ogni barlume individuale era sistematicamente soffocato da una modernità tecnologica colpevolmente incapace di concedere rilevanza al cosiddetto “fattore umano”. E tale punto fermo è ben presente anche in quest’ultima fatica. Perciò, prima di parlare di pigra scopiazzatura, sarebbe bene individuare dove Duncan Jones e il co-sceneggiatore Charles Leavitt hanno deciso di puntare il loro sguardo, facendone una sorta di epicentro emotivo di quello che si annuncia uno progetto a più capitoli. Il mondo degli orchi assume, in Warcraft – L’inizio, allora caratteristiche in tutto e per tutto umane, con amori, passioni, intrighi e tradimenti quasi dal sapore shakespeariano.
Ecco, il punto centrale della buona riuscita di Warcraft – L’inizio, risiede proprio, nemmeno troppo paradossalmente, nello sviluppare un discorso umanista in esseri che di umano, almeno a livello esteriore, hanno davvero poco. Magie e maghi, presenti in maniera speculare tra le due fazioni nel lungometraggio, sembrano quasi accessori di contorno nell’ambito di un conflitto annunciato: ciò che conta veramente è la profondità che vanno assumendo i vari personaggi della saga. Così, come in ogni opera monumentale che si rispetti, ammiriamo character ben strutturati come l’orca femmina Garona (e Paula Patton, che la interpreta, andrebbe già da tempo iscritta tra le attrici più belle del panorama hollywoodiano e non…), donna meticcia metaforicamente disputata tra la razza d’origine e quella d’adozione umana; oppure il coraggioso Durotan, capoclan degli orchi che si batterà pagandone il prezzo contro la dittatura imposta dal malefico Gul’dan, dedito appunto alla magia nera. Il cinema del figlio di David Bowie non si smentisce nemmeno di fronte al più classico dei blockbuster: prima l’essenza dei personaggi (leggasi anima), in seconda battuta lo spettacolo. Il cui apparato visivo, sicuramente inferiore a quello fantasmagorico e irraggiungibile creato da Peter Jackson, non si pone nemmeno troppo distante dal modello come risultato finale.
Nonostante una parte introduttiva forse di minutaggio eccessivo – ma è peccato veniale ampiamente perdonabile, dato che il grosso del pubblico non conosce né il videogioco né ciò che ne è seguito – è possibile considerare Warcraft – L’inizio alla stregua di una fruttuosa costola de Il Signore degli Anelli, tutt’altro che una pedissequa imitazione. Per cui lo spettatore – anche e soprattutto profano – rimane davvero invogliato a conoscere il proseguimento di una saga pronta a frantumarsi in mille rivoli tutti di potenziale interesse. Sempre, botteghino permettendo, a patto di fare della coerenza narrativa di questo primo episodio una ferrea regola da rispettare.

Daniele De Angelis

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