Visioni Differenti: Afflicted

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Vivere e (non) morire a Parigi

Da qualche tempo mi balocco con l’idea di inventare un nuovo genere cinematografico, il Parisien, che denoti luogo ed ambientazione piuttosto che tematiche trattate. Questo perché, come Alfred il Maestro Hitchcock affermava, la contestualizzazione è fondamento essenziale per la riuscita di un film, e quando un film si svolge o fa riferimento a Parigi è perché è Parigi la sua principale protagonista. Nella declinazione yankee, made in Usa e made in Canada, Parigi è l’Arcadia, ciò che si desidera ma non si possiede, palingenesi nella perdita del sè.
La filmografia del genere Parisien è invero sconfinata,attraversa epoche e generi codificati, così in flusso di coscienza penso a Sciarada Victor Victoria Forget Paris The Bourne Identity Il Codice Da Vinci GI Joe Irma la Dolce Ronin Inglorious Basterds Parigi Brucia The Edge of Tomorrow La Pantera Rosa.
Parigi non si nega a nessuno, nemmeno ai cineasti indie alla ricerca affannosa di nuovi territori da esplorare o significare, che pensano ad Henry Miller, alla Nouvelle Vague ma anche allo R.Yates di Revolutionary Road.
Nel lezioso, snobbissimo Frances Ha, l’insopportabile protagonista fugge a Parigi per non essere costretta a fare scelte da adulta, ma la città è straniante, lei è sola, la fuga dura lo spazio di un weekend. Ben altra durata ha il soggiorno dello psicotico Simon di Simon Killer, che a Parigi vive mesi di allucinata vita virtuale, dissociato tra night club in Frantic style e bellissime prostitute maghrebine con il culo di marmo ed il cuore di ghiaccio. Poi arriviamo a questo oggetto cinematografico non identificato, un indie parisien che abbraccia anche il new horror, Afflicted. Il viaggio turistico a Parigi di due ragazzoni dell’Ontario, interpretati dagli stessi registi Derek Lee e Clif Prowse, diventa letteralmente una discesa agli inferi, perché tra i fumi della città, a causa della letale seduzione di un’indigena, il bamboccione affetto-da-male-incurabile-che-vuole-viaggiare-per-fargliela-vedere-a-quella-fottuta-malattia diventerà vampiro, irreversibilmente e non romanticamente.
Il film è girato con la tecnica del found footage, quindi l’occhio è (quasi) sempre quello dei protagonisti, e come già in VHS/2 ci viene restituito anche il punto di vista del mostro nelle scene d’assalto alla Gendarmerie che vuole stanarlo dal suo sordido nascondiglio. C’è Parigi nei tetti e nei bassifondi, e anche, per la prima volta nella storia del cinema (forse), le Cinque Terre e La Spezia, dove il nostro amico perfeziona la sua metamorfosi da vivo a non morto e dove prende coscienza dei suoi immensi poteri – trattandosi della variante supermegavampiresca, resistente a paletti nel cuore e spappolamento cranico, già apprezzata in 28 giorni dopo e, meno, in Blade – in un crescendo esilarante che ricorderebbe il Chronicle di Landis figlio, non foss’altro che la sete di sangue umano precipita gli eventi in una dimensione cupa e disperante più affine a Romero o a Carpenter. Parigi qui è origine e punto di non ritorno, perché nulla sarà più come prima e il nostro amico immortale, partito con ben altre premesse, dovrà presto rassegnarsi ad una vita da banlieue, a caccia di mentecatti da dissanguare lontano da mammà e dagli amici d’oltreoceano.
C’est la vie, c’est la (non) mort, pur toujours.

Dikotomiko

http://dikotomiko.wordpress.com/

Afflicted  USA, Canada 2013
di Derek Lee, Cliff Prowse

Durata: 85 minuti

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