Two Lovers – La piccola Odissea nel Sentimento

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La Piccola Odissea nel Sentimento

Leonard è reduce dalla dolorosa fine di una relazione sentimentale. Tenta il suicidio per le ferite interiori riportate. Conosce la bella Sandra, figlia di amici di famiglia, che si innamora di lui. Poi un giorno incontro la volubile Michelle, sua nuova vicina di casa, e l’attrazione per lei è totale.
La trama di Two Lovers (id, USA 2008) è tutta qui, a raccontarla. Ed è importante, ovviamente; ma fino ad un certo punto. Perché il film diretto dal talentuoso James Gray, cineasta indipendente quarantenne con appena quattro film all’attivo, punta deciso all’universalità del Sentimento, quello enorme che fa vibrare il cuore. Allo svelamento di emozioni, magari sopite perché in fondo non troppo piacevoli, racchiuse in ogni spettatore. Al racconto di formazione, vibrante e colmo di sincera amarezza, di un ragazzo che nel corso del film diventa, un po’ per scelta un po’ per inerzia, Uomo, con tutti gli annessi e connessi collegati al fatto.
Leonard è Joaquin Phoenix, attore feticcio dell’autore e qui alla sua miglior interpretazione della ancor giovane – ma già in forse: si parla di temporaneo ritiro dai set – carriera. Leonard potrebbe essere chiunque. Il suo sguardo malinconico cattura, così come il suo disincantato senso dell’umorismo. Lavora nella lavanderia di famiglia ma vorrebbe fare il fotografo professionista. Si rende conto che è dura, la vita. Perciò si concede all’innamoramento, anima e corpo. Senza risparmiarsi. In camera tiene il poster di 2001 Odissea nello spazio ed il nome di battesimo del personaggio è lo stesso del soldato Palla di Lardo in Full Metal Jacket, sempre diretto da sua maestà Stanley Kubrick, un altro “alieno” in un mondo tragico che lui non capisce e che lo spinge verso la follia. Come in 2001 Odissea nello spazio Leonard intraprende un viaggio. Vede la luce dal fondo del fiume in cui si getta ad inizio film. Risale in superficie perché l’istinto di sopravvivenza è più forte. In un certo senso, rinasce.
La donna è lo strano, sfaccettato pianeta da esplorare (anche) per conoscere a fondo se stesso, le pieghe della vita. Sandra, la dolce ed assennata Sandra impersonata dalla fulgida Vinessa Shaw, che un giorno lo vede dentro il negozio di famiglia, mentre balla con sua madre. Qualcosa sa di lui, qualcosa d’altro intuisce. L’Amore, per lei, è prendersi cura in modo totale di qualcuno. Un limpido sguardo femminile, uno dei tanti mostrati da un meraviglioso film che “sceglie” di sposare, giocoforza, il punto di vista maschile. Forse non è estraneo alla scelta il fatto che il regista è un uomo. E uomini e donne, parafrasando il Nanni Moretti di Palombella rossa, sono assai diversi, nella loro uguaglianza.
Leonard apre la porta di casa. Un gesto ripetuto mille altre volte. Senza pensarci una frazione di secondo, distrattamente. Davanti ai suoi occhi sempre in cerca di un segnale di diversità si materializza sul pianerottolo la bionda Michelle. L’anziano padre, fuori di testa, sta inveendo contro di lei. E’ un uccellino sperduto, solo ed impaurito anche se sorride a Leonard. Soprattutto per l’imbarazzo della situazione. Lui le offre momentaneo rifugio nell’appartamento che non è il suo ma in quel momento è come se lo fosse; lei accetta. Conversano per qualche minuto. Leonard è caduto in quella trappola che nessuno in fondo a teso ed in cui è bello, straordinariamente bello, precipitare. Senza considerare minimamente l’entità del rischio che si corre. Michelle ha una relazione con il boss dello studio legale dove fa apprendistato. Michelle fa uso di sostanze stupefacenti. Michelle attira gli uomini per la sua fragilità, invocando una sommessa richiesta d’aiuto che in seguito diverrà un urlo. Un secondo sguardo femminile, meno nitido ma dal fascino irresistibile di una Gwyneth Paltrow al massimo dello splendore fisico e recitativo.
Leonard la osserva spesso dalla finestra della sua cameretta. Illudendosi che spiandola quanto più è possibile possa conoscerla meglio, avvicinarla a se. Romantico voyeur. Le manda sms ai quali lei risponde. In amicizia. Lei infatti ama qualcun altro. O forse la sicurezza che quest’altro è in grado di regalarle.
Dopo una serata trascorsa ad inseguire la sua personale chimera, Leonard fa ritorno a casa. I suoi genitori sono ospiti a casa di quelli di Sandra, ebrei come loro. Anche lui avrebbe dovuto raggiungerli. Ma è troppo stanco, deluso dal desiderio impossibile. Sandra lo raggiunge, dichiarandogli tutto l’interesse nei suoi confronti. Lui la porta in camera. Fanno l’amore in modo appagante e delicato. Quindi James Gray ci regala una dei più bei momenti che il cinema recente ci abbia mostrato, attraverso un semplice movimento della macchina da presa: dopo l’uscita di Sandra, con il suo prezioso fardello d’amore sulle spalle, dalla stanza lo sguardo in soggettiva di Leonard corre verso la finestra di Michelle, vuota e buia. Raramente un sogno inappagato ha avuto tale perfetto corrispettivo visivo.
Ma Leonard è stanco. Ha conosciuto, nel corso di una paradossale cena a tre, l’uomo di Michelle. Ed a lei, con il cuore in frantumi, dice che è meglio non vedersi più. Tutti sanno che non sarà in grado di mantenere questo impegno morale. A New York è inverno e l’anima di un essere umano ha disperato bisogno di calore. Michelle, sempre più in crisi nei confronti dell’amante sposato con prole, viene ricoverata in ospedale. Chiama Leonard, e non l’altro. Subisce un aborto spontaneo. Lui la riaccompagna a casa, “fuggendo” da un impegno con Sandra. La riempie di tenerezze, in un momentum narrativo che rappresenta la summa del sentimento mai banale che fuoriesce da ogni fotogramma di Two Lovers. Qualche giorno dopo Michelle cede all’amore di Leonard. Un rapporto consumato in piedi, al freddo della terrazza dello stabile dove entrambi vivono. Più vicini al paradiso, forse. Lei, tornati nei rispettivi alloggi, dalla finestra gli mostra un seno. Un vetro, due vetri, un piccolo ma abissale spazio li separa.
Michelle vuole lasciare New York, allontanarsi quanto più possibile dall’uomo (l’altro) che l’ha fatta così soffrire. Leonard le propone di andare assieme, lei accetta. Leonard prenota i biglietti aerei e con i risparmi acquista un anello di valore. Per lei, solo per lei.
Il finale di Two Lovers è una lama affilata conficcata nel cuore del romanticismo spicciolo e dozzinale che ci viene propinato da chi, quotidianamente e consapevolmente, per bieche esigenze di intrattenimento bara su quel gioco inesplicabile ed incomprensibile che è il Sentimento. Non è il caso di svelarlo. Va visto. Studiato. Vissuto. Per ricordare con gli occhi lucidi oppure per non presentarsi troppo impreparati all’appuntamento con l’età adulta.
Leonard è giunto all’ultima stazione del suo percorso. E’ cresciuto. E’ arrivato alla maturità, ora. La macchina da presa di James Gray incontra il suo sguardo. C’è malinconia, rassegnazione, consapevolezza, cinismo, sottile rimpianto per il passato, sete di futuro. La medesima, definitiva, presa di coscienza che suggellava l’ultimo capolavoro kubrickiano intitolato Eyes Wide Shut.
Con, parimenti, le mille, contraddittorie, domande senza la sicurezza di una risposta di un film davvero “Larger Than Life” come Two Lovers.

Daniele De Angelis

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