Home Festival Berlino Timestamp

Timestamp

343
0
VOTO: 7.5

Il futuro è dei bambini

Come tutti, purtroppo, ben sappiamo, dal 24 febbraio 2022 l’Ucraina sta vivendo uno dei suoi periodi più bui. Ma quanto sono sufficienti gli articoli dei giornali o le immagini alla tv per comprendere appieno come la gente stia vivendo il conflitto bellico? Che ne è di tutte quelle persone che hanno perso la casa, gli amici, i parenti? E, soprattutto, che ne è dei bambini? Particolarmente interessante, a tal proposito, è il documentario Timestamp, realizzato dalla giovane regista ucraina Kateryna Gornostai e presentato in anteprima mondiale in concorso alla 75° edizione del Festival di Berlino.

Girato, dunque, tra il 2023 e il 2024 e dedicato alla memoria del fratello della regista, morto nel 2023 all’età di ventiquattro anni, Timestamp ci mostra la vita all’interno delle scuole del paese, alcune rimasta aperte anche durante la guerra, al fine di garantire una sorta di “normalità” agli studenti, altre, invece, che hanno optato per la didattica a distanza. Ma si può davvero parlare, in ogni caso, di normalità?
E così, nel realizzare questo suo Timestamp, la regista ha iniziato un lungo viaggio all’interno del paese, girando di città in città, e accompagnando i giovani studenti nella loro quotidianità. Una lezione di inglese potrebbe preparare i bambini, un domani, anche a poter viaggiare all’estero. Nel frattempo, però, è anche importante che, ogni qualvolta suoni la sirena segnalando un bombardamento in corso, ognuno sia pronto a gestire la situazione e a rifugiarsi negli appositi sotterranei. Chi di questi ragazzi ha intenzione di servire il proprio paese? Tra di loro c’è sempre chi ha in progetto di andare a combattere sul fronte, o di aiutare la gente ferita. E mentre, talvolta, c’è anche la possibilità di imparare a usare delle armi, alla fine ciò che si cerca costantemente è, di fatto, la pura bellezza, come dimostrano alcuni laboratori d’arte che puntualmente si tengono nei seminterrati.
A seconda delle città di volta in volta visitate, dunque, vediamo come in alcune zone si possa condurre una vita apparentemente normale, mentre in altre la situazione è ben più grave e le minacce sono costanti (come vediamo nel momento in cui ci vengono mostrati edifici bombardati o scuole che stanno per essere ricostruite in seguito a un attacco). E così, dunque, Timestamp si presenta immediatamente come un giro sulle montagne russe, dove momenti di lieta condivisione, di prove per il ballo di fine anno e di giochi tra compagni di classe si alternano ad attimi di tensione ogni qualvolta che suona la sirena o a momenti particolarmente toccanti, come il funerale della preside di una scuola, rimasta uccisa in seguito a un bombardamento.
Nel raccontarci tutto ciò, dunque, la regista ha optato per una messa in scena il più possibile semplice ed essenziale, rinunciando a qualsiasi didascalia (fatta eccezione, naturalmente, per quelle atte a indicarci di volta in volta le città in cui ci troviamo) e lasciando che le immagini (e i protagonisti) parlassero da sé. Nessuna intervista, nessun monologo davanti alla telecamera, semplicemente vita. E al termine della visione, questo Timestamp, pur essendo estremamente realista e disincantato vuole comunque lanciarci un messaggio di speranza. E che tutti i giovani studenti che hanno appena conseguito il diploma (ma anche i loro più giovani “colleghi”) possano avere il più luminoso degli avvenire.

Marina Pavido

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

quattro × 2 =