Home Festival Altri festival The Nature of Invisible Things

The Nature of Invisible Things

563
0
VOTO: 7,5

Quando le anime se ne vanno via

Se alla 75esima Berlinale dove è stato presentato come film d’apertura della “Generation” alla 39esima edizione del MiX – Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer è stato invece scelto per chiudere il concorso lungometraggi. Nel mezzo altre importanti apparizioni nel circuito festivaliero come quelle di Seattle o Guadalajara. È questa parte del percorso che ha portato The Nature of Invisible Things (A natureza das coisas invisíveis) a fare tappa alla kermesse milanese, laddove per molti che lo hanno visto probabilmente nemmeno avrebbe dovuto esserci. Questo perché la tematica LGBTQ+ nell’opera prima di Rafaela Camelo viene appena sfiorata, ma è proprio il modo assolutamente naturale e mai sottolineato con il quale la regista brasiliana lo introduce e lo incastona nel tessuto narrativo e drammaturgico della sua pellicola a valorizzarlo e a renderlo ancora più speciale.
Come e di cosa si tratta lo lasciamo alla visione del film che sulla carta si presenta come il capitolo di un doppio romanzo di formazione che segue Gloria, bambina trapiantata di cuore, e Sofia, bambina transgender, nella loro profonda amicizia tra le corsie d’ospedale. Durante le vacanze estive, i destini delle due giovani protagoniste si intrecciano e la loro connessione le spinge verso un viaggio agrodolce fatto di perdite, addii e scoperte silenziose sulla vita.
Il racconto si dipana e si sviluppa in ambientazioni contrastanti: da una parte gli spazi chiusi e asettici dell’ospedale, che si trasformano in un luogo di mistero e scoperta spirituale, dall’altra la libertà e la bellezza dei paesaggi brasiliani che danno respiro ai personaggi e apertura alla narrazione. Quello dei contrasti del resto sarà una costante di e in tutta l’opera: il vero da una parte , l’immaginifico e l’onirico dall’altra; la medicina e la scienza da una parte, la spiritualità e i rituali dall’altra, il mondo visto dai piccoli da una parte e quello degli adulti dall’altra. Il tutto filtrato da quella lente straordinaria che è il realismo magico, usato come strumento per dare senso all’invisibile che ci circonda. Con e attraverso di esso, la Camelo esplora con sensibilità poetica, delicatezza e un pizzico di umorismo temi complessi e universali come la morte, l’identità e i legami familiari l’autrice ridefinisce le suddette argomentazioni andando oltre le convenzioni. Al resto ci pensa la spontaneità disarmante delle interpretazioni delle piccole interpreti Laura Brandão e Serena, ma anche la bravura della cineasta di Brasilia nel dirigerle.

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

quindici + dieci =