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The Immigrant

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VOTO: 8

Vampire perdute

Tra i numerosi titoli del Monsters – Fantastic Film Festival di Taranto ci ha particolarmente colpito, nell’ambito della retrospettiva “Il bacio delle vampire”, il mediometraggio opera prima di Fabrizio Laurenti, The Immigrant (1986), girato a New York dove il regista si è trasferito dopo essersi diplomato all’Istituto d’Arte di Pomezia. Il film, girato in bianco e nero nello stile classico del muto, dopo l’esordio al Festival Giovani di Torino del 1986, ha vinto il Gabbiano d’oro al Bellaria Film Festival del 1987 ed è stato un trampolino di lancio per il giovane Laurenti. Tra le sue opere ricordiamo il thriller La stanza accanto (1994), da una sceneggiatura di Pupi Avati, ed il documentario Il segreto di Mussolini (2004), cui si è poi ispirato Marco Bellocchio per Vincere (2009).

Sulle note di Sibelius, l’incipit racconta della grande immigrazione europea verso gli Stati Uniti del 1904: italiani, irlandesi, polacchi e rumeni sono sbarcati nel Nuovo Mondo portando con sé unicamente le proprie tradizioni… e la propria fame. Ottant’anni dopo, nel 1985, delle loro vecchie abitazioni a Manhattan, non restano che rovine; tra queste, si sveglia una giovane vampira. Ma il mondo è cambiato; il morso incauto ad un eroinomane la trascina nell’abisso della dipendenza, mentre la notte di Halloween si popola di false creature della notte, ingannando il suo desiderio di trovare un suo simile e facendola sentire definitivamente sola in una città ormai ostile. Ma non è la fine, per la bella vampira interpretata da Mary Sellers (attrice statunitense attualmente trapiantata in Italia); sul leggendario ponte di Brooklyn, simbolo di New York, un finale romantico ed inatteso galoppa sulle note della musica di Musorgskij.

La bellezza di The Immigrant è tanto nella sua forma raffinata che nell’originalità del tema horror, una vampira donna vittima inconsapevole di dipendenza dalla droga a causa del sangue bevuto, in una sorta di cortocircuito tra dipendenze che il fascino del bianco e nero unito a quello della Sellers trasforma in malia per lo spettatore. Da notare che il tema della vampira donna lo ritroveremo negli anni successivi in The Addiction di Abel Ferrara (1995), in cui il riferimento diretto del titolo è quello alla dipendenza da eroina che, tramite il vampirismo, costituisce la metafora del Male.
The Immigrant è un mediometraggio dell’orrore dai tratti ironici, romantici, seduttivi, che unisce l’eleganza della forma (dalla regia al montaggio) alla ricercatezza della colonna sonora (essenziale nel film muto); la vampira di Laurenti poi, richiama per lo charme ed il carisma oscuro la successiva Drusilla della serie tv Buffy interpretata da Juliet Landau, mentre il suo poter camminare alla luce del sole riporta ironicamente alla memoria i moderni vampiri di Twilight, in un mix di incantesimo ed ironia che ammalia.

Michela Aloisi

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