The Goldfish: Dreaming of the Sea

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Piccole donne crescono

Hana e Harumi. Un’adolescente e una bambina. Entrambe sono state costrette a crescere prima del tempo, entrambe hanno un importante e difficile passato alle spalle. Riusciranno, in seguito al loro incontro, a sentirsi meno sole? Sono loro, dunque, le protagoniste del lungometraggio The Goldfish: Dreaming of the Sea, diretto dalla giovane regista giapponese Sara Ogawa e presentato in anteprima in occasione del 23° Far East Film Festival.

Hana ha appena compiuto diciotto anni e vive in una casa di accoglienza per minori. Sua madre è stata accusata anni prima di omicidio. Appena prima del suo arresto, ad Hana – che all’epoca era ancora una bambina – era stato regalato un pesce rosso. Quello stesso pesce rosso adesso vive in una boccia nella sua stanza. Harumi, invece, è appena arrivata nella casa di accoglienza dove abita Hana. Per motivi inizialmente oscuri non può restare dalla sua famiglia. Harumi non parla, non vuole mangiare e soltanto Hana sembra aver trovato un modo per farla aprire e farla vivere più serenamente nella sua nuova casa.
Le note del Notturno di Chopin ci accompagnano spesso durante la visione di The Goldfish: Dreaming of the Sea. E perfettamente in linea con la musica, un andamento prettamente contemplativo diventa immediatamente segno distintivo di questo piccolo e prezioso lungometraggio di Sara Ogawa. Lunghe passeggiate sul mare, immagini di un’estate tra le più importanti di tutta la vita, corse sulla spiaggia, feste di paese e poi, soprattutto, il mare. Il mare è visto costantemente come una sorta di via di fuga, ma anche come un posto in cui ci si reca quando si ha bisogno di stare soli, di riflettere o di confidarsi. Il mare viene trattato, qui, quasi alla stregua di un ulteriore protagonista e contribuisce a conferire al tutto un tocco, se vogliamo, ancora più poetico, ancora più dolcemente malinconico.
La spensieratezza dell’infanzia si contrappone ai traumi del passato. Ma tale contrasto non risulta mai brusco, mai “violento”. Al contrario, la macchina da presa della regista segue con uno sguardo tenero e affettuoso le sue protagoniste, si immedesima con loro e attraverso piccoli dettagli, delicati primi piani o suggestive panoramiche rende appieno la loro vera essenza di giovani donne forti e vulnerabili allo stesso tempo. Giovani donne che, insieme, scoprono di poter affrontare anche sfide più grandi di loro.
Non cerca a tutti i costi, Sara Ogawa, un lieto fine. La giovane cineasta lascia, infatti, che le cose seguano un loro corso naturale e non ci risparmia nemmeno momenti fortemente dolorosi o commoventi. E la sua grande sensibilità si palesa sullo schermo fin dai primi minuti. The Goldfish: Dreaming of the Sea è una piacevole sorpresa, un piccolo gioiellino che ci fa riflettere, a volte anche sorridere, ma, soprattutto, sognare. Al punto che (forse) saremmo anche disposti a passare sopra il fatto che i pesci rossi NON vanno liberati in mare.

Marina Pavido

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