The First Girl I Loved

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6.0 Awesome
  • voto 6

Piccole donne crescono

In che modo il nostro primo amore può cambiarci la vita? E, soprattutto, anche se quando ci si innamora per la prima volta si è molto giovani, si può parlare di vero amore? I registi di Hong Kong Candy Ng e Yeung Chiu-hoi hanno provato a rispondere a tali complessi quesiti nel loro lungometraggio The First Girl I Loved, realizzato nel 2021 e presentato in anteprima italiana in occasione del Far East Film Festival 2022.

La storia messa in scena, dunque, è quella della giovane regista Wing Lee, la quale, un giorno, viene ricontattata da una sua vecchia amica, Sylvia Lee, la quale le chiede di farle da damigella al suo matrimonio. Le due giovani donne erano un tempo compagne di scuola e durante la loro adolescenza, circa vent’anni prima, hanno avuto una breve, ma intensa e tormentata storia d’amore. Wing Lee, dunque, inizierà a ripensare ai tempi passati, a come il rapporto con la sua amica si sia evoluto e a quali siano attualmente i suoi sentimenti.
The First Girl I Loved, dunque, indaga sui sentimenti di due ragazze in un mondo in cui sembra non esserci posto per alcuna libertà individuale. Particolarmente interessante, a tal proposito, è il modo in cui vengono trattati il ruolo della religione nella società in cui viviamo, soprattutto in considerazione del fatto che le due ragazze frequentano una scuola cattolica femminile, l’immagine pubblica che deve essere trasmessa e la conseguente necessità a soffocare naturali sentimenti.
Wing Lee e Sylvia Lee sono quasi due personalità agli antipodi: più taciturna, malinconica e riflessiva la prima, frizzante e apparentemente frivola la seconda. Le due sono fin da subito amiche per la pelle e si potrebbe addirittura affermare che ognuna di loro completa l’altra. Non a caso, dunque, Wing Lee sceglierà la professione che Sylvia Lee per motivi famigliari non riuscirà a intraprendere. Particolarmente interessanti, inoltre, sono le dinamiche secondo cui si sviluppa il loro rapporto, anche e soprattutto in relazione con quando accade intorno a loro. Da questo punto di vista, questo piccolo e sincero lungometraggio di Candy Ng e Yeung Chiu-hoi si distingue soprattutto per una buona e mai banale caratterizzazione dei personaggi e per la capacità di indagare nell’animo umano senza mai scadere nel già detto.
Ciò che di The First Girl I Loved meno convince, tuttavia, è l’approccio registico adottato, in particolare per quanto riguarda alcuni momenti finali. A questo punto, infatti, la macchina da presa – supportata da un commento musicale eccessivamente invasivo – indugia in modo quasi ossessivo sui volti delle protagoniste, seguendo un gioco di sguardi che avrebbe reso al meglio se si fosse protratto per un periodo di tempo assai inferiore. Tali scelte hanno purtroppo reso il presente lungometraggio a tratti eccessivo e stucchevole, malgrado le indubbie buone intenzioni e gli interessanti spunti. Eppure, si sa, tali errori sono molto frequenti, soprattutto quando, come nel caso dei due registi, ci si mette in gioco per la prima volta dietro la macchina da presa. Bisognerà vedere in futuro quali altre sorprese avranno in serbo per noi.

Marina Pavido

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