La principessa e l’aquila

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8.0 Awesome
  • voto 8

Il tuo volo libero

Dopo aver stregato le platee del Sundance, del Festival di Toronto e di Telluride, The Eagle Huntress fa breccia nei cuori degli spettatori dell’11esima edizione della Festa del Cinema di Roma, dove il documentario di Otto Bell è stato presentato con successo all’interno della Selezione Ufficiale.
Prossimamente nelle sale nostrane con I Wonder Pictures con il titolo La principessa e l’aquila, il film del regista britannico è un autentico colpo al cuore, capace di attirare a sé persino l’attenzione della 20th Century Fox Animation, che ne produrrà una versione animata diretta da Chris Wedge, autore di Robots e L’era glaciale. La notizia ci fa un immenso piacere, ma non dovrebbe sorprendere più di tanto visto lo spirito che anima e pervade l’intera pellicola. L’ultima fatica dietro la macchina da presa del documentarista inglese è un’autentica favola e con i toni che normalmente la caratterizzano si fa largo, come un coltello in un panetto di burro, nella mente del fruitore di turno.
La principessa e l’aquila (in originale The Eagle Huntress) è la vera storia di Aisholpan, tredicenne mongola con il sogno di diventare la prima cacciatrice di aquile donna, arrivando a competere all’annuale Golden Eagle Festival. Questa giovane nomade musulmana vuole dimostrare che “una ragazza può fare tutto ciò che fa un ragazzo, a condizione che sia determinata”. Per prima cosa deve convincere il padre Agalai – maestro cacciatore di aquile – ad iniziarla a quest’antica arte che si tramanda di padre in figlio da generazioni. Ci troviamo catapultati sui monti Altai, nel nord della Mongolia, la parte più remota del paese, un luogo in cui le donne sono sempre state considerate troppo fragili per cacciare le aquile. Aisholpan ha intenzione di dimostrare a tutti che si sbagliano. Ce la farà? Lasciamo alla visione la risposta.
Trattasi di un’opera che non può non conquistare chi avrà la fortuna di vederla, perché capace di parlare indistintamente a un pubblico vastissimo grazie al linguaggio e ai temi universali che porta sul grande schermo, a cominciare da quello dell’emancipazione femminile da conquistare in quelle zone del Pianeta dove non è contemplata o è messa a dura prova. Dunque, non è solo il cammino umano di una giovane donna che cerca con tutte le sue forze di esaudire il sogno della sua vita, ma molto di più. Quello firmato da Otto Bell è un viaggio che conduce per mano lo spettatore in una terra lontana, di cui si sa poco e che cinematograficamente parlando non è stata mostrata abbastanza. Una terra dove le tradizioni sono dure a morire, ma dove i miracoli possono accadere e la storia di Aisholpan ce lo dimostra ampiamente. In tal senso, The Eagle Huntress rappresenta la possibilità di scoprirne la topografia, attraverso le spettacolari immagini aeree che arricchiscono la componente visiva. Quest’ultima, insieme alla colonna sonora, è senza alcun dubbio il valore aggiunto del film, con sequenze naturalistiche davvero mozzafiato (vedi la semi-soggettiva dell’aquila realizzata con le Go-Pro) e altre altrettanto spettacolari in slow motion filmate durante le varie fasi del torneo.

Francesco Del Grosso

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