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E i figli dopo di loro

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VOTO: 8

Un coming of age a ritmo di Rock

Due giovani registi francesi, ovvero i fratelli Ludovic e Zoran Boukherma, adattano per il grande schermo E i figli dopo di loro, l’omonimo romanzo di Nicolas Mathieu, vincitore nel 2018 del prestigioso Prix Goncourt.

Il film narrativamente si sviluppa nell’arco di quattro estati.
Tutto ha inizio nel 1992 in una piccola cittadina francese, Anthony Casati (Paul Kircher) e suo cugino, incarnato da Louis Memmi, sono due adolescenti che per combattere un tedioso pomeriggio si rendono protagonisti di una bravata che, però, gli consentirà di conoscere due ragazze. In particolare Stephanie, alias Angelina Worteh, che li inviterà ad una festa quella sera stessa. L’ambientazione fotografa una realtà rurale degradata, all’interno di una piccola comunità un tempo benestante grazie alla presenza di una fabbrica che dava lavoro a tanti. Lo scenario attuale invece presenta un panorama desolato, con gli altiforni spenti e le rovine degli stabilimenti industriali chiusi.

L’impoverimento della classe operaia segna una crisi profonda e traccia una linea di demarcazione ancor più netta con una borghesia che invece continua a prosperare. Il racconto è un “coming of age” in cui si intrecciano le vite di tre adolescenti che ben rappresentano uno spaccato sociale fatto di contraddizioni e convenzioni che li vedrà protagonisti fino alle soglie dell’età adulta. Anthony si innamora di Stephanie, e per far colpo su di lei prende di nascosto la moto di suo padre Patrick (Gilles Lellouche), uomo che dopo la chiusura della fabbrica ha iniziato a bere, diventando un padre e marito violento. La festa in cui Stephanie ha invitato Anthony si svolge in una villa, in un quartiere bene dove faranno irruzione Hacine (Sayyd El Alami) con altri amici tutti di origine marocchina. Da qui inizieranno quei dispetti e dissapori tra lui e Anthony che li porranno al centro di una lunga faida.

L’estate del 1992 si apre con una colonna sonora sparata ad alto volume, grazie al rock più sfrenato di Run to the Hills degli Iron Maiden, seguono poi le vibrazioni travolgenti e malinconiche di Under the Bridge dei Red Hot Chili Peppers, che in quegli anni incantavano il mondo con l’album Blood Sugar Sex Magik. Non certo da meno Where Did You Sleep Last Night, con la voce struggente di un Kurt Cobain in una delle più emozionanti e ispirate delle sue performance, passando poi per Nothing Else Matters dei Metallica. La musica però è universale e i cineasti francesi toccano le corde giuste attraversando gli oceani del tempo, rievocando così emozioni con Dream On degli Aerosmith del 1973, Born to run di Bruce Springsteen, fino alla disco music con Rivers of Babylon dei leggendari Boney M. Ogni brano caratterizza lo stato d’animo dei personaggi, in un mix che crea empatia, mentre sullo schermo scorrono i volti di Anthony, Hacine e Stephanie che cambiano con il passare delle estati, tra il 1992 e il 1998, anno in cui la Francia vince i mondiali di calcio, tracciando poeticamente le basi per una riconciliazione.

I fratelli Boukherma in E i figli dopo di loro (Leurs enfants après eux) adottano un realismo crudo per raccontare la provincia francese unendo a un racconto di formazione un contesto sociale malinconico e disilluso. Le tematiche di classe sono ben approfondite, concentrandosi sulle vite di adolescenti che crescono in un ambiente ostile, segnato dalla noia, dalla povertà e dalla rabbia, rispecchiando così le difficoltà di una generazione senza punti di riferimento. Stephanie, il primo amore di Anthony, ben rappresenta il divario sociale, tra chi ha la possibilità di studiare e gettare le basi per un futuro e chi invece è costretto a lavorare e vivere alla giornata. Sempre attraverso la musica, e per mezzo di brani come Where is my mind? dei Pixies, il film evoca proprio la percezione della confusione esistenziale di Anthony, e la necessità di un nuovo orientamento.
La vicenda inoltre non lesina di mettere in evidenza gli aspetti più duri e amari del quotidiano, in maniera viscerale e popolare, di sicuro in grado di catturare la cruda realtà adolescenziale, la rabbia e la noia dei giovani, tanto da rammentare l’approccio diretto della Nouvelle Vague.

Da sottolineare anche il cast degli attori che hanno preso parte a E i figli dopo di loro dimostrando una peculiare ispirazione, ove un meraviglioso Gilles Lellouche assume i connotati di un padre padrone, i cui tratti somatici alterati dall’abuso di alcol si fanno minacciosi come quelli di un orco. Chi sorprende di più però è il giovane protagonista Paul Kircher, che nelle vesti di Anthony ha vinto con merito il premio Mastroianni all’81esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica, portando in scena un personaggio carico di rabbia e tenerezza, in un lungometraggio in cui la musica gioca un aspetto fondamentale nel raccontare l’adolescenza.

Fabrizio Battisti

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