Square

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Abbiamo bisogno di credere in qualcosa

Esiste qualcosa di più oltre il mondo visibile che ci circonda? La domanda è antica quasi quanto l’umanità stessa e ancora oggi senza risposta certa, nonostante le religioni abbiano tentato di fornirne una. Lo spirito è ancora oggi, epoca dell’immagine e della materia, oggetto di attenzione e indagine; eppure la spiritualità resta un qualcosa quanto mai sfuggente e difficile da definire. Tutti i grandi “ismi” che hanno attraversato e continuano ad attraversare la storia (capitalismo, comunismo, ecc.) hanno sempre cercato di creare sovrastrutture al fine di sovrapporsi alla spiritualità più antica, di diventare essi stessi spirito. Tuttavia l’antica spiritualità continua a riemergere, evocata dalle stesse persone che hanno bisogno di qualcosa di più e di diverso. La video-artista e regista polacca Karolina Bregula, autrice dall’interessante talento visivo, tenta con il suo film dal titolo Square di dare voce a questo bisogno di spiritualità e scuotere la gente dalla “follia socio-politica”. La Bregula adotta uno stile delicato ma attento a cogliere tutto ciò che i personaggi fanno e vivono.
C’è differenza nella regia tra le scene girate nella piccola cittadina a Taiwan e le scene girate a Varsavia. A Taiwan le scene sono a camera fissa e la macchina da presa viene posta a leggera distanza dai personaggi, come a voler mantenere un punto di vista esterno. A Varsavia invece lo stile di regia prevede camera a mano e piglio documentaristico, con la macchina da presa che insegue e resta incollata ai personaggi. Tale scelta registica sembra voler rimarcare la grande distanza che intercorre tra i due luoghi, mondi agli antipodi eppure collegati dal bisogno di credere in qualcosa di più del mondo sensibile che ci circonda. Ecco dunque che a Taiwan come a Varsavia la misteriosa voce del cespuglio provoca sensazione e forti reazioni, che riportano a galla le credenze del mondo antico evidentemente mai completamente dimenticate.
Tutto ciò trasporta noi e i personaggi protagonisti in un mondo altro, un mondo dove ciò che credevamo fosse possibile solo nelle favole è invece realtà.
La storia si rivela essere molto meno spirituale di quante le premesse avessero lasciato presagire, ma è servita a mostrare il bisogno delle persone di qualcosa di più elevato della quotidiana prosaicità.
La partecipazione della regista in veste di personaggio, in questo senso, è centrale per il messaggio che il film vuole trasmettere. Parlando direttamente in camera e abbattendo la quarta parete, la Bregula si lancia in un appassionato monologo su cosa l’ha spinta a realizzare questo film; è un momento toccante e intimo, l’artista che si mostra completamente al pubblico, che cerca un contatto diretto, una significativa connessione emotiva. Sullo schermo cinematografico il suo effetto può essere davvero potente.
Certo non ci troviamo di fronte ad una pellicola dal forte intreccio, quanto piuttosto all’autoanalisi di una video-artista che cerca di scavalcare qualunque mediazione tra sé e il pubblico pur di far giungere il proprio messaggio e causare una reazione.

Luca Bovio

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