Soundscreen Film Festival 2020: Concorso Cortometraggi

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Un fiume in piena di corti

La V edizione del Soundscreen Film Festival di Ravenna ha presentato, per il Concorso Internazionale Cortometraggi, 20 opere di qualità e spessore, di diversa nazionalità e tematica, divise in 2 serate.

Nella prima serata, particolare attenzione hanno suscitato l’austriaco The Sound of Peskado di Alexander Peskador e il vincitore della sezione, lo svizzero Fortissimo di Janine Piguet; entrambi affrontano il tema dell’arte, in maniera diversa eppure similmente ironica. Il primo è una burlesca parodia del fare cinema e della professione registica (ma anche dell’arte e degli artisti in genere, poveri per antonomasia), in forma di musical frizzante, colorato, che in soli 6 minuti apre il barattolo dei sogni e ti porta in un mondo fantastico ed irresistibile. Il secondo, dalla durata più consistente, affronta con classe ed elegante ironia il pianeta della musica; protagonista una pianista classica che, alla vigilia di un importante concerto, si trasferisce in un nuovo appartamento. Ne nasce un divertente tira e molla con una vicina amante del rock che cerca in ogni modo di anestetizzare il ‘fastidioso rumore’ del suono del piano; poi il conflitto si allarga, per i motivi più disparati, al vicinato affacciato alla finestra fino all’intervento della polizia locale (due agenti anch’essi impegnati in un personale confronto di generi musicali), in un crescendo implacabile. Finché la protagonista, interpretata con garbo dalla stessa regista, apre la finestra e inizia a suonare il Rondò di Mozart. E la sua musica placa ogni animo, riportando la quiete e la felicità per tutti.

Sempre di questo primo blocco di corti, notevoli sono anche il macedone Black and White di Sandra Giorgieva ed il giapponese I am a Motiv di Sijia Luo; se il primo gioca con il bianco e nero del passato ed il rapporto con il padre, contrapposto al colorato presente, nel dualismo tra realtà di donna sottomessa e il sogno in musical di essere apprezzata, toccando il delicato tema della fragilità di una bambina ignorata che per avere attenzione impara a dire sempre di sì e trasporta questo dogma nella sua vita adulta, fino al momento della consapevolezza di sé ed alla ribellione, il delicato film nipponico è un sensibile corto di animazione di una nota che sale e scende dal pentagramma per dar vita ad un motivo musicale e si confronta con un foglio di carta e con il pianeta, che daranno vita anch’essi al loro motivo.

Nella seconda serata, i corti che ci hanno più colpito sono il francese Bless Me, Father di Boubkar Benzabat e lo statunitense Peter The Possessed di Gillian Naughton, entrambi in un certo qual modo legati alla religione. Nel primo, assolutamente geniale, ironico e senza pudori, ci troviamo nella Chiesa di un paesino rurale, dove un uomo si confessa al nuovo parroco, suscitandone una reazione ben poco consona al suo ruolo, spiazzante e divertente al tempo stesso. Nel secondo, l’ironia tocca il mondo degli esorcismi. Un Prete irlandese trapiantato in America viene chiamato per esorcizzare Peter. Un gatto, a dire della sua padrona, posseduto da Satana in persona. D’effetto, oltre alla storia in sé, la successione dei diversi temi musicali che accompagnano i cambi di atmosfera: dalla musica rock a quella minacciosa tipica dei film horror, in un’alternanza che esalta i tratti sardonici del corto.

Notevoli anche, in questo secondo blocco, il coreano 303: Endless Night di Geena Young e l’iraniano Malakout (Divinity) di Famoosh Abedi. Il primo è un visionario viaggio in una notte senza fine del bus 303, con i suoi strani ed irreali passeggeri, e di una misteriosa ragazza sotto un ponte; a metà tra stati di allucinazione collettiva e simbolismo sul senso della vita e della morte, il corpo è visto come un guscio da cui liberare la propria essenza profonda. il secondo è un horror di animazione poetico e sentimentale: un pianista patteggia con la Morte per riavere indietro l’amata moglie, ma il prezzo da pagare è caro. La Morte prenderà infatti le sue agili mani, dandogliene in cambio un paio grossolano, per di più posseduto da forze diaboliche. La tragedia chiuderà il cerchio. Un’ultima nota per il breve corto pop Backbeat, dello statunitense Martin Blank; divertente connubio tra amore e musica, viaggio a due nella vita da musicista.

Michela Aloisi

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