Home In sala Uscite della settimana Sorry, Baby

Sorry, Baby

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VOTO: 7

Gli anni delle cose brutte e delle cose belle

Eva Victor, già penna affilatissima per il New Yorker e Comedy Central, interprete di video virali e della fortunata serie statunitense Billions, è da molti addetti ai lavori considerata una delle nuove promettenti voci del cinema indipendente americano. Nata a Parigi e trasferitasi oltreoceano, laddove e cresciuta in quel di San Francisco, la Victor si è meritatamente guadagnata tale qualifica grazie alla sua opera prima dal titolo Sorry, Baby, distribuita nelle sale nostrane da I Wonder Pictures a partire dal 15 gennaio 2026 dopo essere stata premiata per la Miglior sceneggiatura al Sundance 2025 e celebrata nello stesso anno al 78° Festival di Cannes, dove è stata presentata come film di chiusura della Quinzaine des Cinéastes.
Prodotta da Barry Jenkins, la pellicola si è anche guadagnata una candidatura per la migliore attrice in un film drammatico ai Golden Globe 2026, frutto della performance davanti la macchina da presa della stessa Victor che, cucendosi addosso il ruolo della protagonista, ha dato al personaggio e alla vicenda narrata una verità e un’intensità palpabili. Proprio la performance è infatti uno dei valori aggiunti del film. E il merito è di una simbiosi, quella tra l’autrice/attrice e la figura che ha interpretato e battezzato Agnes davvero molto forte, nata a seguito di una crisi simile vissuta in prima persona, da lei rielaborata in fase di scrittura e poi trasposta sullo schermo attraverso la storia di una giovane, ironica, capace e brillante professoressa di letteratura inglese di un isolato college del New England che dopo la visita di un’amica incinta grazie all’inseminazione artificiale, comincia a ricordare un episodio traumatico dei suoi anni universitari. La sua mente ritorna alla molestia subita da parte di una persona fidata che improvvisamente e senza clamore, quasi in punta di piedi, mandò in mille pezzi il suo mondo. Ci vorrebbe tempo, ma la vita va avanti, almeno per tutti gli altri. Solo trovando la forza di elaborare l’accaduto e grazie al solido e sincero supporto dell’amica di sempre Lydie, Agnes potrà trovare la chiave per rinascere.
Il tutto avviene mediante una narrazione frammentata e cronologicamente non lineare, come un puzzle cha va via via componendosi con capitoli che coprono cinque anni di “gestazione” del dolore. Lo fa con un ritratto intimo di denuncia che però sceglie di non parlare specificamente di violenza o abuso, piuttosto esplora il modo in cui una vittima prova a percorrere la tortuosa strada della guarigione. Ciò sul quale Sorry, Baby e l’autrice si concentrano è lo scavo in quella sensazione di essere bloccati, vedere le persone che ami andare avanti, mentre tu sei ancora ferma nel brutto momento che ti è capitato. Il film di fatto indaga il lento e doloroso processo di elaborazione del trauma: le sue conseguenze invisibili quotidiane, i ricordi che riaffiorano e proprio quella difficoltà di cui sopra di vedere gli altri andare avanti quando tu resti bloccata.
L’opera si nutre nel suo dipanarsi di un mix equilibrato di dramma e humour, muovendosi con leggerezza intelligente e uno sguardo profondo e originale su argomentazioni complesse, delicate e scivolose, affrontate in un modo e da una prospettiva diverse dal solito. La regista è abile a gestire i frequenti cambi di registro, a restituire le sfumature e le emozioni contrastanti che scorrono nelle vene del personaggio principale e del racconto che anima. Vedi ad esempio la scena in ospedale dopo la violenza dove Agnes incontra un medico privo di tatto. Si tratta di uno dei tanti passaggi che riflettono e riassumo alla perfezione il modus operandi e l’approccio adottati dall’autrice per fare coesistere tonalità agli antipodi. Peccato solo per un epilogo un po’ troppo banale, che cede il testimone a una morale semplicistica e molto distante da quello che Sorry, Baby è stata capace di dire e mostrare fino allo scoccare degli ultimi giri di lancette.

Francesco Del Grosso

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