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She Loved Blossoms More

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VOTO: 7

Esperimenti stupefacenti

Alla fine a portare a casa il premio per il miglior film alla terza edizione di Sognielettrici è stato quello più bizzarro e fuori dagli schemi tra gli undici in competizione. La scelta della giuria composta dalla fumettista Silvia Califano, dal regista Davide Gentile e dalla doppiatrice e direttrice di doppiaggio Elisabetta Spinelli è ricaduta su She Loved Blossoms More, secondo lungometraggio di Yannis Veslemes, presentato in anteprima italiana nel corso della kermesse milanese dopo un importante percorso nel circuito internazionale che lo ha visto fare tappa tra gli altri alle ultime edizioni dei festival di Tribeca, di Neûchatel e del Sitges.
Scritta a quatto mani con Dimitris Emmanouilidis, la pellicola porta sul grande schermo un viaggio psichedelico e lisergico nel quale i tre fratelli protagonisti (interpretati da Panos Papadopoulos, Julio Giorgos Katsis e Aris Balis) decidono di costruire un’insolita macchina del tempo nel tentativo di riportare in vita la madre morta. Quando il loro delirante e ambiguo padre entra in scena, i loro esperimenti pseudo scientifici vanno sempre peggio e due di loro si ritrovano intrappolati in un paesaggio psichedelico infernale dove il passato e il presente si fondono dando vita a una realtà alternativa in cui il dolore sembra insinuarsi sottopelle.
Il cineasta greco firma una dramedy fantascientifica condita con elementi horror e grotteschi che danno forma e sostanza a un mix allucinate e inquietante fino a generare un universo surreale da trip allucinogeno, laddove piante, creature, ricordi e amori finiscono con il ribellarsi al controllo. Le sostanze stupefacenti assunte a dosi massicce dai personaggi (vedi la scena nella quale due dei fratelli si mettono a fumare un fiore allucinogeno cresciuto sulla tomba della madre) diventano insieme a uno dei topos dello Sci-Fi, ossia il viaggio nel tempo, gli ingredienti di una ricetta piena di soluzioni e dinamiche impreviste e imprevedibili. Il ché fa di She Loved Blossoms More una discesa negli inferi della droga che si trasforma lungo il percorso in un tour iniziatico verso mondi paralleli al contempo affascinanti e spaventosi fatto di immagini visionarie, simboliche eppure intime e umane. Ciò permette a Veslemes, qui anche autore della partecipe e schizofrenica colonna sonora, di parlare a modo suo e con gli strumenti messi a disposizione dai generi chiamati in causa e da lui spinti al limite di temi come l’elaborazione del lutto, l’invecchiamento, la follia e la memoria, una memoria che spesso sceglie di immagazzinare soltanto i ricordi positivi per proteggersi dalla crudeltà del mondo.

Francesco Del Grosso

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