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Revolver

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VOTO: 6

Il prezzo del silenzio

La vendetta è un piatto che va servito freddo, in quanto più efficace e soddisfacente se colui o colei avrà la pazienza di aspettare il momento giusto per metterla in atto, perché a caldo le difese e le eventuali contromisure del destinatario potrebbero essere più alte e resistenti. Ma freddo è in questo caso anche sinonimo di spietato. Ne sanno qualcosa in Corea del Sud, laddove i personaggi di molti progetti per il grande e piccolo schermo ne hanno fatto una ragione di vita per restituire al carnefice di turno il torto subito. Basta pensare a quelli della celebre trilogia di Park Chan-wook (in particolare la Lee Geum-ja di Lady Vendetta) o alla Moon Dong Eun della serie The Glory. E questi sono solo alcuni titoli di una produzione piuttosto corposa dedicata alla tematica in questione, alla quale di recente di si è andato ad aggiungere il nuovo film di Oh Seung-uk, Revolver, presentato alla 23esima edizione del Florence Korea Film Fest dopo l’anteprima mondiale al Busan International Film Festival 2024 e l’uscita nelle sale sudcoreane lo scorso agosto.
A servire la pietanza l’ennesima anti-eroina della cinematografia locale, che proprio a causa delle tante e dei tanti connazionali che l’hanno preceduta sullo schermo risulta nel disegno e nella one-line piuttosto derivativa. Il ché non gioca né a favore dell’opera, la terza per il regista e sceneggiatore sudcoreano che si era fatto notare tra gli addetti ai lavori per avere firmato gli script di alcune pellicola di Lee Chang-dong (tra cui Green Fish e Christmas in August), tantomeno nella costruzione della protagonista. Entrambi non brillano di certo per originalità e spessore, ma ci pensa la performance di una convincente Jeon Do-yeon ha riportare in quota un film che ha potuto contare anche sul contributo di Lee Jung-jae, uno che non avrebbe bisogno ormai di presentazioni, che qui si presta per qualche posa nei panni di un collega corrotto, alzando comunque l’asticella.
Dal canto suo l’attrice di Seul, tra le più acclamate del cinema asiatico contemporaneo, è sempre una certezza ogni volta che viene chiamata in causa anche quando la scrittura non le facilità il compito come in questo caso. Del resto con il ruolo di giustiziera e portatrice sanguinaria di vendetta aveva già in più di un’occasione avuto a che fare come ad esempio in Kill Boksoon. Lo dimostra ancora una volta prendendo in custodia il personaggio di Soo-young, un’agente di polizia rimasta invischiata in un inaspettato caso di corruzione. Di fronte alla proposta di prendersi la colpa in cambio di un’importante ricompensa, accetta con riluttanza. Ma due anni dopo, il giorno della sua uscita di prigione, l’unica persona che ad aspettarla fuori è Yoon-sun, una sconosciuta che non ha mai incontrato prima. Immediatamente Soo-young intuisce che qualcosa è andato terribilmente storto.
Attraverso una narrazione non lineare, che prevede continui spostamenti tra passato e presente storico che richiedono una concentrazione massima da parte del fruitore, la sceneggiatura dello stesso Oh Seung-uk rimette insieme i tasselli appoggiandosi ai meccanismi del thriller e agli stilemi del crime, del poliziesco e del revenge movie. Mescolati grazie al lavoro di scrittura e di messa in quadro, Revolver porta comunque a termine la missione che gli era stata affidata, ossia quella di intrattenere lo spettatore. La linea mistery mostra più di una fragilità, ecco perché è nelle parti più dichiaratamente action (vedi il corpo a corpo notturno a colpi di mazza) che si deve fare più affidamento e sicuramente l’autore ne è cosciente. Ecco il motivo del continuo cambio di marcia ritmico e del ritorno continuo alla dinamica per coprire certe mancanze strutturali.

Francesco Del Grosso

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