Please Hold the Line

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5.5 Awesome
  • VOTO 5.5

Appesi ad un filo

Accattivante nel titolo e coraggioso nelle intenzioni, Please Hold the Line, in concorso nella sezione documentari alla 32ma edizione del Trieste Film Festival, si perde lungo la via per troppa ambizione: tanti argomenti, tanta vita, tanti spunti di riflessione che restano in superficie e soprattutto si mescolano in un tutt’uno da cui emerge solo la punta di un iceberg che sarebbe stato interessante studiare in profondità.

Il documentario del regista Pavel Cuzuioc, nato moldavo, rumeno ed austriaco di studi ed adozione, è una sorta di on the road che mostra alcuni tecnici delle comunicazioni moldavi, ucraini, rumeni, bulgari, recarsi dai loro clienti per installazioni e riparazioni di linee telefoniche ed apparecchi, di televisioni, computer, smartphone. Ghena, Oleg, Ionut, Marius, Georgi, vanno di casa in casa a risolvere problemi tecnici e portano lo spettatore nella vita quotidiana e nell’universo privato di comuni cittadini, donne, anziani, religiosi, ognuno con la propria storia da raccontare.

Si parla di tecnologia, di progresso, del soverchiante aumento della violenza in tv e nelle strade, di politica, dell’elezione del presidente ucraino Zelensky, del comunismo e del Donbass, delle scuole prive di servizi igienici, ma anche di drammi privati come l’uomo che ha perso moglie e figlio, un figlio drogato che ha rovinato la famiglia, o la donna di colore vittima di una truffa telefonica e di razzismo verbale; si parla di donne con una ragazza del Quebec trasferitasi in Ucraina per amore, controcorrente alla tendenza che vuole le donne ucraine sposare americani perché le americane ‘non si occupano della casa e non obbediscono’; si parla anche di denti di squalo del giurassico e della storia degli Indiani d’America, del filosofo russo Kropotkin e di anarchia con un interessante giovanile 70enne che la vodka mantiene senza età: è l’acquavite, l’acqua della vita, sostiene. Si parla infine della Chiesa, di sciogliere la Chiesa Greco cattolica e unirla alla Chiesa ortodossa, mentre un religioso intervistato (dalla curiosa suoneria del telefonino che riproduce il suono delle campane) prevede un futuro totalmente tecnologico ed elogia i progressi della comunicazione: la comunicazione è tutto, comunicare dà senso alla vita. Ma per i nostri protagonisti, gli eroi sconosciuti, i tecnici che portano cavi e fibre ottiche e si arrampicano su pali e si incastrano dietro mobili per portare la comunicazione in tutte le case, a che serve comunicare, conoscere tutto se non si agisce di conseguenza? La verità è che l’uomo è solo un numero e l’umanità ha perso valore in quanto tale. Meglio allora, a fine lavoro, andare a pesca, mentre il telefono squilla con la singolare suoneria “Sono un veterano, fammi passare”. Altrimenti, per favore attenda in linea.

Michela Aloisi

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