Piccoli brividi

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Quel delizioso confine tra risata e spavento

Tra le svariate “operazioni nostalgia” che il cinema statunitense ha tentato in questi anni, Piccoli brividi si propone come una delle più godibili, divertenti, riuscite. Presentato fuori concorso al 25° Courmayeur Noir in Festival, approda ora nelle sale il brioso lungometraggio di Rob Letterman, concepito come omaggio all’omonima serie di libri per ragazzi (titolo originale Goosebumps, letteralmente “Pelle d’oca”) a tematica horror, opera dello scrittore statunitense Robert Lawrence Stine o più semplicemente R. L. Stine; una collana di romanzi che aveva già ispirato la simpatica serie televisiva, andata in onda a metà anni ’90. Ed è proprio l’idea di collocare tra i protagonisti l’autore R. L. Stine, impersonato da un Jack Black decisamente sugli scudi, la marcia in più che assicura ritmo e buffonesca verve a questo piacevole racconto cinematografico.

Irresistibile Jack Black. Con quelle faccette da diavolo della tasmania furbetto e selvatico sa come lasciare la sua impronta sul film, anche soltanto affacciandosi da una finestra. Scorbutico e al contempo tenero, lo scrittore R. L. Stine è infatti l’istrionico demiurgo dalle cui contorte, tenebrose fantasie sorgerà una ben assortita galleria di mostri, assolutamente decisi a minacciare una tranquilla cittadina americana, Madison; ma è sempre lui l’unico in grado di fermarli, alla testa di uno spavaldo gruppo di ragazzini per i quali il pubblico proverà un’immediata simpatia.
Tale cortocircuito tra realtà e fantasia, assieme alla particolare conformazione del cast, ci ha fatto un po’ pensare a un altro classico del cinema per ragazzi anni’ 90, quel Jumanji adorabilmente interpretato dall’indimenticabile Robin Williams. Ma è più in generale l’estetica colorata e vivace di certo cinema americano, collocabile tra gli anni ’80 e il decennio successivo, ad essere ben parafrasata da un Rob Letterman in grado di gestire bene i tempi dell’azione, anche per ciò che concerne gli effetti speciali. Del resto il film-maker statunitense, pur non essendo incline ai colpi di genio, ha dimostrato finora di possedere qualche idea interessante per il cinema fantastico, sia attraverso quel primo amore rappresentato dall’animazione 3D (Monsters Vs. Aliens, 2009), sia con il successivo passaggio al live action (I fantastici viaggi di Gulliver, 2010).

Questo Piccoli brividi ci pare tuttavia il lungometraggio più compiuto, accattivante, ricco di sorprese, tra quelli da lui realizzati; quantomeno per la capacità di dosare la tensione interna di determinate scene, quei minimi accenni di suspance, ed il tono picaresco che assume la narrazione grazie anche alla buona vena del suo mattatore, Jack Black.

Stefano Coccia

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