Penguin Highway

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Tette e pinguini, connubio irresistibile

Era dai tempi del toccante La marcia dei pinguini che gli adorabili uccelli acquatici non si presentavano sul grande schermo in un numero così elevato. Solo che come biglietto da visita non hanno più un documentario, a disposizione, bensì un film d’animazione tanto accattivante quanto curioso. E se nel complesso risultano ancora deliziosi, le modalità del loro apparire in scena li rende pure un po’ inquietanti.
Qui si parla naturalmente di Penguin Highway, lungometraggio assai bizzarro dell’esordiente (ma con un paio di frizzanti cortometraggi all’attivo) Hiroyasu Ishida che, dopo aver sbancato il botteghino in patria posizionandosi tra i film più visti dell’estate scorsa, è approdato ora anche in Italia. Nella maggior parte dei cinema sarà visibile solo pochi giorni (20-21 novembre, per la precisione), secondo la prassi ormai consolidata degli eventi speciali periodicamente dedicati ai casi più eclatanti dell’animazione giapponese. Un’occasione, perciò, assolutamente da non perdere!

Il surreale, quasi barocco lungometraggio tratto dal fortunato romanzo di Tomihiko Morimi che in Giappone, tra l’altro, ha già vinto premi importanti, rappresenta innanzitutto un importante momento di crescita per l’emergente Studio Colorido: una realtà produttiva sfrontata, ricca di idee interessanti, che a tratti strizza l’occhio ai maestri dello Studio Ghibli per la caratterizzazione dei personaggi principali e per certe idilliache ambientazioni, pur mostrando qualche limite nella fluidità dell’animazione e nella corretta definizione dei fondali. Il tutto, però, condito da quel tocco naif che si fa apprezzare tanto sul piano strettamente iconografico che negli sviluppi del racconto.
Ne è protagonista Aoyama, bimbetto di dieci anni che sin dall’inizio colpisce per la sua eccentricità: studente serio, metodico, che nei suoi quaderni di appunti riesce ad abbinare un interesse quasi morboso per la ricerca scientifica al culto della fisicità femminile e più in particolare delle tette. Insomma, è come se in questo stravolto coming of age animato la sensibilità dello Studio Ghibli si sposasse con l’irriverenza di Akira Toriyama, autore di Dragonball ma soprattutto di Dr Slump & Arale!
Nella quieta cittadina in cui vive le attenzioni del’impavido, studiosissimo ragazzo sembrano rivolte in primis alla “sorellona”, assistente del locale dentista dal seno generoso e invitante, alla quale è legato da una tenera amicizia. Ma tutto è destinato a prendere una strana piega, dal momento in cui si scopre che la sempre più enigmatica “sorellona” c’entra qualcosa con gli strani eventi che si stanno verificando in paese. L’apparizione improvvisa di strani e buffi pinguini. Le continue distorsioni dello spazio-tempo. La presenza in una radura isolata di quella sfera liquida sospesa in aria la cui stessa esistenza sembra cozzare con tutte le leggi della fisica. In giro ce ne sono, quindi, di anomalie in attesa di una spiegazione, scientifica o meno. La detection portata avanti con gli amichetti di scuola dall’instancabile Aoyama, i suoi primi turbamenti erotici, il desiderio di comportarsi già come un piccolo adulto, le continue sterzate vero il mistery e verso orizzonti fantascientifici, sono tutti elementi che nel picaresco alternarsi di siparietti umoristici, momenti di tensione e passaggi più riflessivi fanno di Penguin Highway un elettrizzante crocevia di generi.
Pur senza sfociare mai in una demenzialità fine a se stessa, l’aspetto di tale poetica da noi maggiormente apprezzato è senz’altro quella scanzonata visionarietà che, nel concitato finale, fa precipitare i protagonisti in una dimensione altra, laddove i canoni della nostra realtà perdono significato ed umani, pinguini o altre creature convergono in massa all’interno di mirabolanti e pazzesche scenografie, come se una tela surrealista fosse lì ad accoglierli.

Stefano Coccia

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