Monstrum

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Peggio della peste

Chi conosce e frequenta abitualmente il cinema sudcoreano di genere (e non solo) saprà cosa la mente degli sceneggiatori, produttori e registi locali sono in grado di partorire quando viene data loro carta bianca. Se poi alla libertà creativa vengono associati capitali significativi ed effetti speciali di qualità, allora le possibilità di trovarsi al cospetto di un film come Monstrum sono piuttosto elevate. La pellicola di Huh Jong-ho, già vincitrice del premio del pubblico al Sitges 2018 e in concorso alla prima edizione di Oltre lo specchio, fa dello spettacolo pirotecnico, coreografico, del tripudio di VFX e dell’adrenalina a forte dosaggio la benzina che alimenta il motore narrativo e visivo. Un motore che, a dire il vero, ci mette qualche minuto di troppo a carburare e ad arrivare a pieni giri, ma quando ciò accade, per la precisione oltre la mezz’ora abbondante, a quel punto il piede dall’acceleratore non lo toglie più nessuno sino all’epilogo.
Ma facciamo un passo indietro per immergerci nel racconto su e intorno al quale il cineasta sudcoreano e la sua nutrita schiera di sceneggiatori hanno dato forma e sostanza alla sua terza fatica sulla lunga distanza, nella quale cambia completamente rotta rispetto ai genere affrontati in precedenza. La pellicola riavvolge le lancette dell’orologio sino al 1527, che segna il 22° anno del regno di Jungjong. La pestilenza si diffonde nello stato di Joseon e la paura dilaga per le strade. Quando iniziano a circolare voci di una bestia feroce che vaga sul Monte Inwangsan, la paura si tramuta in panico. Per provare a calmare la situazione il ventiduenne Jung Jong convince il fidato generale Yun Kyum a rientrare in azione dopo essersi ritirato. Con la figlia Myung, il braccio destro Sung Han e l’ufficiale di corte Hur, il generale parte alla ricerca della misteriosa creatura. Chiamata da tutti “il mostro”, la creatura esiste davvero o è solo il frutto dell’immaginazione di una pazza in preda alla paura? La gente di Joseon vivrà nuovamente in pace? Alla visione l’ardua sentenza.
Nella timeline di Monstrum, dunque, abitano molteplici anime e proprio questa convivenza del tutto equilibrata rappresenta la componente di punta dell’ingranaggio, che permette a sua volta all’intero meccanismo di funzionare perfettamente. Il risultato, nel suo genere, è di quelli che fanno brillare gli occhi al fruitore, anche a quello assuefatto e sazio di prodotti analoghi. Anche se abbiamo filmografie intere di operazioni simili, Huh Jong-ho riesce comunque a divertire ed entusiasmare con un fantasy ambientato in epoca feudale che mescola il wuxia all’action e al classico monster movie. Non mancano ovviamente gli intrighi di palazzo e i colpi bassi per spodestare il regnante di turno. Ciò da quella consistenza drammaturgica che permette al film di dire e raccontare qualcosa alla platea, non solo mostrare. Lo spettacolo marziale e l’elemento action fanno il resto, con scene dall’altissimo impatto visivo (la fuga dalla tana del mostro) e dall’efficacia coreografica (i duelli nel tempio e nella sala del trono su tutti) nelle quali il wire work limitato allo strettissimo necessario e l’aiuto imprescindibile della CGI per dare vita alla creatura mutante e alla componente splatter, rappresentano la ciliegina sulla torta.
Nelle sequenze di combattimento tra esseri umani, Huh Jong-ho preferisce il fotorealismo all’approccio videoludico antigravitazionale. Questa scelta a conti fatti diventa un altro punto a favore, che aumenta il valore intrinseco di un film che una traccia del suo passaggio sullo schermo la lascia a differenza di molti altri.

Francesco Del Grosso

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