Milano in the Cage – The Movie

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5.0 Awesome
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Milano è anche questo

La disciplina estrema di MMA (Mixed Martial Arts) non è poi così diffusa in Italia. Eppure esistono delle realtà dove viene praticata e dove vengono organizzati relativi incontri. Uno di questi centri si trova a Milano: è qui che si allena e combatte Alberto Lato, detto Al. È qui che lavora Fabio Bastianello. È qui che, insieme all’idea di organizzare un torneo, è nato anche il progetto di un lungometraggio, Milano in the Cage – The Movie, diretto dallo stesso Bastianello, con protagonista il già citato Alberto Lato.
Indubbiamente gli intenti iniziali sono più che genuini. Prendendo spunto da alcune vicende della vita dello stesso Al – e scegliendo rigorosamente personaggi veri, spesso e volentieri senza alcuna precedente esperienza attoriale – viene raccontata la storia di un ragazzo padre, il quale, al fine di recuperare il rapporto con suo figlio, lavora come buttafuori e, con l’intento di procurarsi ulteriore denaro, talvolta si lascia anche coinvolgere dalla malavita locale. Il suo vero, grande talento, però, sembra proprio il combattimento. Vincere il campionato di MMA potrebbe riscattarlo dalla dura vita che ha dovuto condurre per tanti, troppi anni e, forse, potrebbe anche fargli ritrovare l’affetto di suo figlio e della sua ex moglie.
La storia, dunque, di un ragazzo che vive ai margini della società in una Milano che non siamo abituati a conoscere, ma che, a qualsiasi ora del giorno e della notte, risulta viva più che mai. Una Milano che sta tanto a ricordarci il Bronx, dove la malavita fa da padrona e dove vige la legge del più forte. Una Milano le cui atmosfere sono state rese indubbiamente bene in questo secondo lungometraggio di Fabio Bastianello, ma che, malgrado – come già detto – le ottime intenzioni dell’autore, è diventata palcoscenico di un esperimento cinematografico sì potenzialmente interessante, ma anche piuttosto maldestro.
Perché, di fatto, nonostante una certa esperienza del regista dietro la macchina da presa, al di là di un uso eccessivo e poco fluido delle musiche, al di là di ogni qualsivoglia sbavatura dal punto di vista tecnico o recitativo, ciò che di Milano in the Cage – The Movie convince meno è proprio lo script: ritmi poco indovinati, elementi lasciati in sospeso (la storia con il clan dei calabresi ne è un esempio), repentini e poco credibili cambi di rotta (la ex moglie, dopo avergli più volte fatto capire di non volerlo rivedere, di punto in bianco, prima dell’incontro, sembra aver cambiato totalmente idea su di lui e sul suo modo di vivere). Un gran numero di elementi, insomma, che fa complessivamente perdere qualità al prodotto intero.
Eppure, detto questo, l’operazione messa in atto è piuttosto interessante, quello sì. Basta solo affinare la scrittura e forse si riuscirà, un domani, a spiccare il tanto agognato salto di qualità. Analogamente a quanto Al vuol fare con la propria vita, d’altronde. Se ci sia o meno la voglia di continuare a percorrere in queste modalità l’impervio sentiero della Settima Arte, però, solo Fabio Bastianello può dircelo.

Marina Pavido

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