Messaggi dalla fine del mondo

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Un monito dall’Artico

Per chi scrive immergersi nella visione di Messaggi dalla fine del mondo, il documentario di Matteo Born recuperato in streaming grazie al Festival del Cinema Svizzero Contemporaneo, ha rappresentato una doppia emozione. Da un lato le tematiche così attuali ivi esplorate ne hanno reso la scoperta assai stimolante. Ma rivedere certi luoghi della regione polare, filmati peraltro con maestria dal giovane regista, è stato sul piano emotivo altrettanto coinvolgente, dato che alcune di quelle località delle Isole Svalbard il sottoscritto ebbe modo di visitarle in gioventù, parecchi anni fa: sperimentando così quel “mal d’Artico” che tanti viaggiatori possono testimoniare, dopo essersi trovati di fronte paesaggi di tale bellezza.
La valenza spettatoriale di Messaggi dalla fine del mondo risulta pertanto duplice: se da un lato la fascinazione dei luoghi svolge un ruolo importante, non si può certo restare insensibili al monito che ci arriva dalla regione artica. Pare che il lungometraggio, come il cineasta ha specificato durante un collegamento col pubblico, sia stato “inizialmente prodotto dalla RSI, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, per una trasmissione che si chiama Storie; e Storie manda in onda settimanalmente documentari, che hanno molto spesso in comune il fatto di raccontare delle storie umane”. E lo stesso Matteo Born ha poi aggiunto: “Se vi sto dicendo questo è proprio perché il punto di partenza di questo film era raccontare la realtà dei cambiamenti climatici attraverso uno sguardo umano. Mi spiego: fin dall’inizio, parlando col mio produttore, ho scelto di eliminare quasi la visione scientifica, per concentrarmi appunto sulle emozioni dei miei protagonisti”.
Stante questa premessa, pensiamo che l’obiettivo sia stato raggiunto: pur nei limiti di una forma estremamente classica, tarata senz’altro sui parametri del format poc’anzi citato, il documentario di Matteo Born ha il merito non trascurabile di raffigurare l’umanesimo insito in tale missione con estrema naturalezza, semplicità, passione, ma senza farsi trascinare dall’impeto della denuncia, dal timbro retorico e stentoreo o da difetti analoghi, che condizionano a volte la resa dei documentari sull’emergenza climatica o su altre catastrofi ambientali. Insomma, Messaggi dalla fine del mondo pone allo spettatore domande di importanza primaria, ma senza volerlo forzatamente indottrinare. Lo si lascia semmai ragionare. Assieme a quel nucleo di ragazzi, selezionati tra Canton Ticino, Svizzera romanda e Svizzera tedesca, tutti con trascorsi e sensibilità diversi tra loro, cui è spettato il compito meraviglioso di viaggiare sulla San Gottardo, piccola nave acquistata dai filantropi ideatori del progetto, per osservare coi propri occhi ciò che sta accadendo alle Isole Svalbard. Il sublime accostato brutalmente agli indizi di una tragedia in atto. Paesaggi magnifici, animali stupendi, ma anche ghiacciai che si sciolgono e scompaiono a una velocità insolita, impressionante. E lo spettatore, al pari degli adolescenti coinvolti in tale missione, non potrà far altro che appassionarsi a questa straordinaria avventura, riflettendo al contempo sui rischi che la Terra sta ora correndo.

Stefano Coccia

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