Lui è tornato

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

III Reich: a volte ritornano… o almeno ci provano

In Germania hanno fatto scalpore sia il film di David Wnendt che il romanzo omonimo da cui è tratto, bestseller su cui si sta costruendo la fortuna letteraria di Timur Vermes; mentre da noi un simile caso cinematografico, datato 2015, verrà proposto soltanto adesso in sala, secondo l’odierna prassi degli eventi speciali programmati solo tre giorni: 26, 27 e 28 aprile. Davvero un peccato. Perché oltre a essere godibilissimo sul piano di una comicità intelligente, situazionista, spiazzante, nonché incline al “politicamente scorretto” in modi del tutto condivisibili, Lui è tornato usa tali strumenti per indagare con acume sul quadro socio-politico della Germania (e di riflesso dell’Europa) attuale.

Il presupposto è di quelli che possono far accapponare la pelle o fa andar di traverso un bicchier d’acqua, se si viene colti alla sprovvista: si immagina infatti che Adolf Hitler ricompaia dal nulla, in Germania, cercando dopo l’iniziale sconcerto (suo e degli altri) di riconquistarsi un ruolo nella società tedesca di oggi, che sembra peraltro considerarlo non “quello vero” ma un perfetto imitatore, una specie di comico alternativo che non esce mai dal personaggio.
La stessa scena dell’immaginifico “risveglio” di Hitler, collocata ovviamente in prossimità di quel bunker che vide la sua nefasta figura uscire definitivamente di scena, coi pensieri espressi fuori campo dall’ex Fuhrer e quei fumi densi, che contribuiscono a rendere più misterioso l’evento, può vantare l’appeal di un B-Movie ben concepito. Ma appena si stabilizza l’idea che il vecchio leader nazionalsocialista abbia attraversato chissà quale vortice spazio-temporale, per ricongiungersi a noi, la natura del paradosso si svela in tutta la sua velenosa attualità; difatti non è soltanto la scomodissima eredità del nazismo a balzare in primo piano, grazie alle farsesche situazioni determinate dal riapparire di un Hitler desideroso di adattarsi a tempi diversi, pur avendo conservato un pensiero fondamentalmente brutale; sono semmai le molteplici contraddizioni che contraddistinguono oggigiorno il tessuto sociale tedesco, dal rapporto complesso con l’immigrazione alla difficile rielaborazione degli errori passati, dalle pressioni ambientaliste ai fantasmi della DDR, dal linguaggio triviale dei media allo strapotere del mondo finanziario e imprenditoriale.

La stessa forma cinematografica, in Lui è tornato, tende ad adeguarsi al calderone di idee di cui il film si fa carico, eccedendo talvolta in bizzarrie (dai grandangoli esasperati alle folli soggettive di un Hitler dagli occhi arrossati), ma mettendo in campo anche qualche trovata geniale. Su tutte quella, di natura dichiaratamente parodica, che vede i cinici dirigenti di una emittente televisiva tedesca riunirsi e scimmiottare, attraverso gli isterismi del loro capo, l’ormai celebre (e assai parodiata pure sul web) sequenza del bunker ne La caduta di Oliver Hirschbiegel, noto kolossal teutonico con Bruno Ganz nei panni del Fuhrer. Ma sono più in generale tutti gli accenni meta-cinematografici assieme agli strali rivolti al becerume della TV tedesca, la fonte degli spunti satirici più riusciti, che attraverso i surreali commenti di Hitler redivivo travolgono poi gli attuali protagonisti della scena politica locale: la Merkel, obbiettivo persino scontato, come anche i pallidi e sguaiati epigoni della vecchia Socialdemocrazia, i Verdi (finanche ammirati dal “fantasma” del Fuhrer, che nella realtà viene a volte mitizzato per un certo stile di vita dagli stessi vegani, diciamo i più fanatici e intransigenti!), per approdare ovviamente a certe patetiche figure di Neonazisti, sbeffeggiate come è giusto che sia.
Con l’inquietante protagonista ben reso sullo schermo dal sorprendente Oliver Masucci (non una macchietta, la sua, ma una ben più destabilizzante reinterpretazione), con comprimari di lusso pescati tra i migliori interpreti tedeschi di questi decenni (da Katja Riemann a Lars Rudolph), Lui è tornato è un prodotto che pur con qualche piccolo passaggio a vuoto raggiunge infine lo scopo, se lo scopo era quello di generare una comicità insolita facendo al contempo riflettere sugli aspetti più controversi della Germania attuale.

Stefano Coccia

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