Los tontos y los estúpidos

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  • voto 5

Il flebile tentare di farsi Cinema del teatro

Metalinguaggio. Cinema e teatro. (Potenziale) cinema in teatro. Slittamento realtà/finzione. Processo creativo nel suo farsi. Los tontos y los estúpidos opera attraverso questi concetti proponendoci uno spaccato sentimentale che va incagliandosi proprio su quei meccanismi tanto esibiti quanto superflui che vorrebbe fare suoi. Immotivatamente velleitario, l’opera seconda del regista basco Roberto Castón, vorrebbe essere affresco intimista e assieme (sbiadita) riflessione sul medium. Un ammasso di insoddisfazioni coniugali, primi amori, malattia, omosessualità (dichiarata e sottilmente suggerita), morte e nascita che fatica a trovare una sua ragion d’essere.
Il discorso metalinguistico è sempre rischioso, un vero e proprio terreno minato che bisogna saper maneggiare, donargli una scintilla, una vera ragione che non sia mera e vacua esibizione dello stesso non è opera facile. E all’autore, ci sentiamo di dire, proprio non riesce.
Roberto Castón, dopo l’esordio Ander che gli era valso alcuni premi in giro per prestigiosi festival come la Berlinale e il Milano gaylesbico e queer culture Film Festival, fatica a trovare delle valide ragioni per mettere in scena un’umanità sfiorita, declinata dal punto di vista generazionale e sociale: coniugi insoddisfatti, figlie alle prese coi primi sussulti amorosi, gravidanze inaspettate e indesiderate prima poi accolte come segno di rinascita, omosessualità e lo spettro nefasto dell’HIV.
Il tutto viene messo in scena nell’arco di una giornata all’interno di magazzino-teatro con tanto di regista a dare indicazioni e troupe, in un susseguirsi di letture del copione e relativa messa in scena, pause pranzo, e momenti di backstage in un fluire di realtà e finzione che si susseguono, messe in fila l’una accanto all’altra. Ed il risultato è una sorta di riflessione sul perpetuo recitare, assumere ruoli, che è la vita col vestito da “cinema-verità”. O almeno così pare.
Ma alla fin fine Los tontos y los estúpidos nient’altro è che un flebile dramma metalinguistico incapace di ragionare sul medium, o inglobarlo organicamente per farsi altro; altro che non sia la semplice somma degli elementi, di per sé già (molto) deboli, poco a fuoco. Altro che non sia un’illustrazione sbiadita di un campionario di sentimenti/situazioni/tipologie umane.
L’autore sembra mosso da intenzioni poco chiare, abbozzate, che finiscono per risolversi in una sorta di teatr(in)o filmato, abbozzato, per nulla sfumato che vorrebbe trasmettere “l’autenticità della finzione” attraverso il meccanismo che la genera, ma risulta nient’altro che un cornice buttata lì, la cui unica utilità è contenere la messa in scena di uno spaccato familiare (e non) incapace di farsi affresco di un mondo o altro che non sia ciò che in fondo è, una “soap opera d’autore” incapace di smuovere alcunché.

Fabrizio Catalani

Il film è visibile sulla piattaforma online The Open Reel.

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