L’Inferno 1911

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9.0 Awesome
  • VOTO 9

In viaggio con Dante

Torna al Soundscreen Film Festival di Ravenna, giunto alla sua V edizione, il capolavoro del muto datato 1911, L’Inferno, musicato dal vivo dagli Ovo, con le loro sonorità underground che ben si adattano all’inferno dantesco.
Lo stesso creatore della band, Bruno Dorella, si era già cimentato con la divina opera dirigendo, nella prima edizione del festival nel 2016, la Byzantium Experimental Orchestra, che ne curò allora la musicalità dal vivo.

Il film, diretto da Francesco Bertolini, Giuseppe De Liguoro e Adolfo Padovan, racconta abbastanza fedelmente l’inferno descritto da Dante Alighieri con una serie di ‘quadri animati’ ispirati alle illustrazioni di Gustavo Dorè. Ritroviamo così il Divin Poeta sperso nella selva oscura alle prese con le tre fiere, la lonza, il leone e la lupa, impersonate da attori in costume e un cane vagabondo,
vediamo Beatrice che dal Paradiso scende nel limbo per chieder a Virgilio di aiutarlo, e quindi l’incontro tra i due e poeti e la loro discesa nei gironi e nelle Bolge dell’inferno. Qui l’opera mostra i principali e più celebri personaggi della Commedia: da Paolo e Francesca a Pier della Vigna, da Farinata degli Uberti al Conte Ugolino, passando per Minosse e Cerbero fino al terrifico Lucifero che sbrana un uomo vivo.

Il film, al suo esordio, colpi e finanche spaventò il pubblico (soprattutto femminile) grazie ai futuristici (per l’epoca) effetti speciali di sovrimpressione, esposizione multipla, sostituzione tramite montaggio. E ancora oggi, nonostante si notino piccole ingenuità dovute agli scarsi mezzi dell’epoca, l’immaginifico capolavoro dark del muto mantiene intatto il suo appeal e la sua forza evocatrice, grazie anche alle sonorità profonde trasmesseci dagli OvO. E se la selva iniziale così oscura non è, lo diventa grazie appunto alle suggestioni della musica, che diventa sempre più potente man mano che scendiamo nel profondo dell’Inferno; traversiamo l’Acheronte sulla barca di Caronte e ci troviamo tra golosi, lussuriosi (trascinati grazie alla sovrimpressione da una immaginifica bufera) e traditori, ascoltiamo insieme a Dante la storia commovente degli innamorati Paolo e Francesca, il truce hannibaliano racconto del conte Ugolino, vediamo i ladri trasformarsi in serpenti (grazie alla sostituzione tramite montaggio) e un enorme testa di Lucifero che divora un uomo ancora vivo e scalciante (merito della doppia esposizione)
Scenografie grandiose per l’epoca e grandi masse di comparse completano il tutto, insieme alle didascalie scritte che introducono le singole scene con la doppia menzione: quella poetica dantesca e la sua esplicazione in prosa.
Il risultato è un’opera a dir poco visionaria, suggestiva e finanche moderna; non solo per gli effetti speciali cinematografici e teatrali (i voli con corde e macchinari) ma per il suo valente potere immaginifico, rimasto inalterato nel tempo.

Michela Aloisi

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