La vita rinchiusa in un cellulare
Sempre maggiore è l’attenzione che il Ravenna Nightmare Film Fest riserva ai formati brevi. Se al corto sono dedicate, infatti, alcune sezioni competitive (con tanto di premi al Miglior Cortometraggio Internazionale e al Miglior Cortometraggio Europeo), positivo è che questa 24esima edizione abbia fatto da volano anche per quel loro parallelo progetto formativo, Visioni Fantastiche, che avevamo avuto modo di apprezzare in passato nel periodo a esso dedicato a che ha beneficiato, per l’occasione, di una piccola vetrina al Teatro Rasi tra il 14 e il 15 ottobre 2026.
Oltre a godere di un’oculatissima selezione di lavori inerenti al cinema fantastico, abbiamo potuto ammirare la dedizione con cui il curatore Luca Balduzzi, Valentina Scentoni e altri membri dello staff si sono rapportati agli studenti delle classi invitate all’evento, stimolando la loro partecipazione attiva alle discussioni. Un altro motivo di soddisfazione, per noi, è stato ascoltare le voci dei ragazzi, che nell’appassionati a svariati cortometraggi si sono entusiasmati soprattutto per uno, I Found You di Diego Carli, che noialtri conoscevamo già e del quale avevamo supposto proprio una particolare capacità di dialogare con le paure adolescenziali e infantili.
Dieci i titoli selezionati per questo assaggio di Visioni fantastiche. E a parte I Found You si sono fatti amare, per la loro originalità e freschezza, soprattutto i corti di produzione spagnola: Una pizca di Ouija del duo Pedro J. Poveda e Ángela Medina, seguito nella programmazione da Last Generation (Última generación) di Silvia Conesa. Quest’ultimo, in particolare, ha saputo intercettare lo sconcerto dei giovanissimi, rispetto a versanti decisamente problematici della società contemporanea, affrontati qui con un piglio grottesco ed estremizzante.
Attrice, sceneggiatrice e regista, l’autrice Silvia Contesa opera dal 2017 con una sua casa di produzione, la Gerion Films, privilegiando determinati generi cinematografici e mostrandosi inoltre alquanto prolifica, se si considerano gli otto corti girati finora. Di quello in questione, Last Generation, ci ha colpito l’aver energicamente sottolineato tensioni parecchio attuali dando loro una forma inedita, provocatoria. L’incipit del corto vede il protagonista, un bimbetto di nome Lucas, attorniato da una famiglia che quasi non si accorge di lui, tanto sono impegnati tutti – partendo proprio dai genitori, ahinoi – a interagire soltanto con il piccolo monitor del cellulare. Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Sotto il cielo stellato sì, però: il bimbo infatti di notte chiede agli astri di modificare la situazione, così da renderlo di nuovo “visibile” agli occhi dei suoi famigliari più stretti. E ciò avverrà, inequivocabilmente, ma solo grazie a un’incredibile mutazione corporea, sul conto della quale non anticipiamo nulla per non togliere il gusto della sorpresa ai futuri spettatori del corto.
Stefano Coccia









