Rapporti alieni
Al concorso per il miglior cortometraggio europeo della 24esima edizione del Ravenna Nightmare Film Fest ben due Menzioni Speciali, da parte della giuria, la prima per il corto di produzione belga Terminus firmato da Ashley Butcher, l’altra per Breeders dell’irlandese Suri Grennell. Con la seguente motivazione: “Per la capacità di affiancare l’atmosfera di un film horror splatter tipico degli anni Settanta ed Ottanta, con tutte le caratteristiche e gli stereotipi identificativi e ricorrenti di questo sottogenere, ad un messaggio non solo moderno, ma più che mai di attualità. Il tutto mantenendo un tono comunque giocoso e un ritmo serrato, riuscendo quindi a fondere perfettamente stile, messaggio e divertimento”.
Del resto l’autrice che, fa fede qui il catalogo del Ravenna Nightmare, si definisce sceneggiatrice e regista genre-obsessed, non potendo essere presente a Ravenna per la premiazione ha ringraziato dall’Irlanda con un simpatico videomessaggio, nel corso del quale ha anche esibito, tipo cimelio, quel bizzarro reperto gelosamente custodito nella sua cameretta: un pene esploso!
Non stiamo parlando, ovviamente, del macabro trofeo di un serial killer, bensì di un riuscito trucco prostetico degno delle prime pellicole di Peter Jackson, da lei utilizzato in una delle scene chiave del film. Difatti, sebbene l’idea di “uomini incinti” e ingravidati per giunta da seducenti e perverse aliene possa alimentare il sospetto, da un lato, di quell’impostazione fastidiosamente “androfobica” presente purtroppo in tanto cinema contemporaneo, quello humour che tende a connotare tanto la storyline che le modalità stesse della messa in scena finisce, al contrario, per renderne godibilissima la fruizione.
In fin dei conti, restando su un binario “spaziale”, già nel 1992 il celebre libro-manuale dello psicosessuologo statunitense John Gray s’affermava col titolo Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere (in originale Men are from Mars, Women are from Venus)…
Facezie a parte, il tono sfacciatamente weird della narrazione conquista sin dall’abbrutimento del protagonista Richard nel classico pub irlandese, dove avviene l’incontro con una misteriosa “dark lady” dal sorriso perfido e ammaliante, per conferire poi al classico tema dell’Alien Abduction significati nuovi. Prima con l’uomo che osserva legittimamente preoccupato un’improbabile gravidanza. E poi con le sequenze folli e in ciò irresistibili nella sala parto aliena! Tutto ciò all’insegna di quella tagliente ironia e della stessa cura del set che sovente caratterizzano (anche nei formati brevi) la produzione cinematografica proveniente dalla verde isola.
Stefano Coccia









