L’Apollon de Gaza

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Il convitato di pietra, anzi, di bronzo

Nel corso dell’8° appuntamento con Cinema Svizzero a Venezia, manifestazione cinematografica andata in scena tra il 26 e il 31 marzo nell’appetibile location lagunare, non pochi sono stati i documentari degni di nota, confermando così la tradizione positiva espressa in questi anni dai cineasti elvetici. E tra i progetti già sulla carta più interessanti vi è senz’altro quello che ha portato Nicolas Wadimoff a realizzare L’Apollon de Gaza.

Co-prodotto da Svizzera e Canada, il “mistery archeologico” di Wadimof ha infatti preso spunto da un caso appassionante: il ritrovamento di una statua bronzea del dio Apollo avvenuto nel 2013 in mare, presso Gaza, col prezioso reperto destinato di lì a poco a svanire nel nulla. Nel frattempo tra collezionisti, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, studiosi e altri soggetti coinvolti più o meno direttamente nella vicenda hanno cominciato a diffondersi le voci più disparate, a partire da un abbastanza prevedibile quesito: viste anche le circostanze alquanto anomale del ritrovamento, si sarà trattato o meno di un falso?
Nel frattempo Apollo continua a interpretare il ruolo del classico “convitato di pietra”, anzi, di bronzo. Ed è sempre più forte il sospetto che dietro la sua improvvisa sparizione ci sia la politica, più in particolare un possibile colpo di mano dei miliziani di Hamas, avvezzi da tempo a controllare il territorio senza andarci troppo per il sottile.

Da parte sua il film-maker svizzero ha saputo condurre una detection avvincente, andando a intervistare in territorio palestinese una interessante galleria di personaggi. Ed è ugualmente molto accorto il modo in cui l’autore, muovendosi tra Gaza e Gerusalemme, ha fatto emergere in filigrana alcune dinamiche di quello scenario articolato e complesso, che regola tanto i rapporti tra israeliani e palestinesi che la stessa, difficile quotidianità dei territori occupati. Pregevole poi il modo di filmare alcuni incontri, descrivendo le case o altri ambienti cari ai protagonisti tramite le incursioni di una videocamera mobilissima e finanche elegante, nell’esplorare tali spazi. Altro punto a favore, questo, di un film come L’Apollon de Gaza, che ha trovato il modo giusto di accostarsi a un “giallo” del genere, accendendo la curiosità dello spettatore. E adesso non resta altro che aspettare notizie dal luminoso Apollo o dai suoi ben più oscuri rapitori!

Stefano Coccia

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