La Telenovela Errante

0
7.0 Awesome
  • voto 7

La telenovela è l’oppio dei popoli

Una scena di corteggiamento con un uomo buffo, non certo un adone, che vanta idee socialiste, e che promette alla ragazza di esibire i muscoli, che millanta avere nonostante le apparenze. Una volta arrivato al dunque tira fuori delle bistecche da un sacchetto, che in effetti costituiscono i muscoli dell’animale di provenienza. Quest’immagine di una grottesca telenovela rappresenta la visione sarcastica di Raúl Ruiz che, tornato in Cile nel 1990, finita, ufficialmente, la dittatura di Pinochet, butta nel suo tritacarne satirico anche il nuovo assetto del paese. Se la dittatura feroce del satrapo è stata lo stupro di un popolo, ora in democrazia si deve sedurre il popolo, anche in forma truffaldina, anche pavoneggiandosi in maniera risibile. Il nuovo Cile è una soap opera, la forma di intrattenimento popolare propria dei paesi sudamericani. La politica, l’economia sono permeati di quest’aura da fiction melò, l’equivalente dei nostri programmi per la casalinga di Voghera, da pomeriggio su Rete 4. La telenovela rappresenta ora il quarto potere, come si dice nel film, una sorta di diversivo per distrarre le masse dai problemi sociali, una forma gentile di convincimento, finita l’epoca dei carri armati e dei confinamenti allo stadio.

La Telenovela Errante, presentata al Festival Cinema Africano, Asia e America Latina 2018, nella sezione Flash, è un’opera postuma di Raúl Ruiz, venuto a mancare nel 2011, il suo 121° film. Risultato del lavoro della moglie Valeria Sarmiento che ha messo mano sul girato, recuperandone i negativi originali, operando montaggio e postproduzione di un lavoro di quasi trent’anni fa del grande regista cileno. Un lavoro che avrebbe dovuto essere il risultato di un workshop con alcune figure della scena culturale cilena, giornalisti, attori, tecnici del cinema e spettatori semplici, da lui organizzato dopo il suo ritorno dall’esilio parigino e arenatosi per mancanza di fondi. La regista ha comunque integrato il film con nuove scene da lei girate, e l’omaggio al marito è iscritto nelle immagini di lui sul set, con cui il film inizia e finisce.
La soap opera di Raúl Ruiz e Valeria Sarmiento è un anti-telenovela, che condensa in un’ora e venti tutti quei percorsi e intrecci narrativi oceanici che richiedono tantissime puntate per essere sviluppati. E il film è pieno di immagini secondarie, di inquadrature interne di televisori dove vengono trasmesse altrettante telenovele, programmi popolari trash. Il gioco dei due registi è chiaro, è un gioco di scatole cinesi, di rivoltamenti di calzini, dove lo scarto tra realtà e finzione è labile e rimarcato da tutta una serie di battute metacinematografiche. “La gente ci guarda” dice varie volte la ragazza nella scena di seduzione. E poi ci sono sguardi in camera, personaggi di un programma televisivo ripresi mentre guardano una telenovela, e qui siamo all’immagine terziaria. E poi sovrapposizioni, schermi ribaltati. Con La Telenovela Errante siamo portati per mano in un percorso dove si perdono i confini tra l’intrattenimento concepito a tavolino che anestetizza il popolo e una forma di cultura popolare specchio della vacuità di quel popolo.

Giampiero Raganelli

Leave A Reply

uno × tre =