La fattoria dei nostri sogni

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Vogliamo andare a vivere in campagna

De La fattoria dei nostri sogni se n’è parlato moltissimo nei mesi passati, tanto che l’uscita in Italia il 5 settembre con Teodora è diventata una vera e propria liberazione. Le voci di corridoio giunte da oltreoceano, unite ai numerosi riconoscimenti raccolti nel circuito festivaliero (tra cui il premio del pubblico all’ultima edizione del Palm Springs International Film Festival), non hanno fatto altro che accrescere la curiosità nei confronti della pellicola firmata da John Chester. Girato nell’arco di 8 anni, il documentario è diventato un caso eclatante al box office a stelle e strisce. Uscito lo scorso maggio in America in sole 5 sale, infatti, grazie al passaparola e alle critiche positive ricevute dagli addetti ai lavori ha raggiunto ben 285 schermi, scalando la classifica degli incassi e contagiando sempre più spettatori con il suo ottimismo e la sua visione luminosa ma mai banale di Madre Natura. Insomma, un piccolo miracolo che ha permesso al film di attirare su di sé una bella dose di attenzione, quest’ultima ripagata in gran parte dall’esito.
La pellicola racconta l’incredibile storia vera di John e Molly Chester, coppia in fuga dalla città per realizzare il sogno di una vita, quello di costruire dal nulla un’enorme fattoria seguendo i criteri della coltivazione biologica e di una completa sostenibilità ambientale. Nonostante nessuno dei due abbia alcuna esperienza nel campo, riescono a trovare dei finanziatori e acquistano una fattoria abbandonata a Ventura County. Con l’aiuto del guru dell’agricoltura Alan York, abbracciano la dura vita contadina, facendo faticosamente rifiorire l’esausto ecosistema del luogo. Tra mille difficoltà, momenti esaltanti e cocenti delusioni, i due protagonisti impareranno a comprendere i ritmi più profondi della natura, fino a riuscire nella loro formidabile impresa. Oggi Apricot Lane, questo il nome della fattoria, si estende per oltre 200 acri e raccoglie circa 850 animali e 75 varietà di coltivazioni biodinamiche. Dal dicembre 2015 ospita anche Beauden, il primo figlio di John e Molly.
La fattoria dei nostri sogni è la cronaca n forma diaristica di questa straordinaria epopea, con l’arco temporale degli 8 anni catturati dalla macchina da presa dello stesso John Chester e condensati in maniera efficace in una timeline di 90 minuti che sulla scia dell’american dream ci mostra come tutto sia possibile quando ci metti la tigna. Messaggio, questo, fin troppo chiaro e più volte rimarcato da un retrogusto disneyano che alla lunga irretisce ma non disturba al punto tale da destabilizzare il fruitore. Detto questo, il documentario sa come emozionare in svariati passaggi della timeline a disposizione, offrendo a chi guarda momenti di sincera commozione che scaldano il cuore e inumidiscono le guance. Si assiste a un sali e scendi di gioie e dispiaceri che disegnano sullo schermo le fasi positive e negative di un percorso costruito a metà tra il sogno e l’incubo ad occhi aperti, quello di toccare il cielo con un dito da una parte quando le cose girano nel verso giusto o al contrario cedono sotto il peso di difficoltà continue che sembrano insormontabili quando tutto all’improvviso sembra andare a rotoli. Ciò fa del film un ritratto sincero, a tratti anche poetico grazie al lirismo di certe immagini naturalistiche restituite sullo schermo con pregevoli slow motion, che parla di coraggio e ricorsa dei sogni, indipendentemente che questi vengano esauditi oppure no, ma anche di legami affettivi e sentimentali, oltre che di convivenza ancestrale tra uomo e natura.

Francesco Del Grosso

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