Kristy

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5.0 Awesome
  • voto 5,5

Il corpo e il sangue di Kristy

Mannaggia, Kristy! Avresti potuto essere lo slasher più incisivo e incalzante degli ultimi tempi, se a frenarti non fossero intervenute quelle pecche di sceneggiatura, da cui la visione del film resta in parte intaccata, a livello di mordente; un po’ per il venir meno del fattore sorpresa e un po’ per la scarsa plausibilità di talune reazioni, con le quali i personaggi impegnati in una disperata caccia all‘uomo (anzi… alla donna), siano essi cacciatori o prede, si rapportano allo svilupparsi della comunque adrenalinica situazione.
Eppure, sin dalle prime battute, il lungometraggio diretto non senza stile da Oliver Blackburn e successivamente impreziosito dal contributo di un autentico specialista del genere horror, come il montatore Jeff Betancourt, regala tensioni non disprezzabili. Lo stesso scenario che vediamo profilarsi all’inizio ha qualcosa di davvero inquietante. Si intuisce infatti che negli Stati Uniti ci siano una o più bande di incappucciati, votate a culti satanici, che prendono di mira giovani donne per eliminarle poi in modo cruento, dopo un reiterato giocare al gatto col topo. Sul web è “Kristy, seguace di Cristo”, il nomignolo con cui vengono ribattezzate tutte le vittime, marchiate dalla sprezzante accusa di essere teenager belle, benestanti e di probi costumi; invise, quindi, agli assatanati di turno. Ed ecco che la “boutade” cristo(il)logica, sulla quale si fondano il titolo e l’intro stessa dell’articolo di cui avete poc’anzi intrapreso la lettura, sembra acquisire una parvenza di significato.

Facezie a parte, nella costruzione di tale racconto cinematografico si intravvede una gelida geometria, che è forse la nota più riuscita del film. La graziosa Justin o “Kristy”, qualora preferiate assecondare l’ottica perversa dei suoi implacabili inseguitori, ha scelto di rimanere sola nel Giorno del Ringraziamento in un campus universitario, il cui team di vigilantes non opporrà grande resistenza alla gang di assassini intenzionata a farvi irruzione, ovviamente di notte. Ma finché è giorno vediamo la ragazza (interpretata con grinta da Haley Bennett) fare la spola, correndo e divertendosi spensieratamente, tra i vari ambienti del campus rimasti a sua completa disposizione: i lunghi corridoi, l’area coi distributori di bibite e snack, la piscina, la biblioteca, la mensa comune. Una volta scattata la violenza, ironia della sorte, saranno quegli stessi spazi le location prestabilite di inseguimenti, trappole e ammazzamenti d’ogni tipo.
Il gioco per un po’ funziona, regalando anche qualche sequenza di notevole impatto. Ma quando lo svolgimento del suddetto temino slasher diventa meno coinvolgente, per le battute e i comportamenti prevedibilmente idioti di taluni protagonisti, oppure troppo meccanico, allorché la tiritera di fughe e inseguimenti (compreso il ribaltamento dei ruoli da revenge movie al femminile, che pure qualche spunto intrigante finisce per rivelarlo, specialmente verso l’epilogo) prosegue in un loop poco ispirato, l’intelaiatura del plot comincia gradualmente a mostrare la corda.

Stefano Coccia

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