Intervista a Pierluigi Giorgio

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Moulìn è il messaggio

E’ un caldo pomeriggio a Duronia, in provincia di Campobasso nel cuore del Molise. Il bar del paese è pieno di gente. La presenza di tanta persone, giunta nel piccolo paese per passare il fine settimana a cavallo di Ferragosto, alimenta l’animo di un paesino che in inverno tende ad entrare in letargo per poi riaffiorare nel periodo primaverile ed estivo. Pierluigi Giorgio parcheggia la sua macchina nei pressi del bar prima di venirmi incontro; ci sediamo, ordiniamo qualcosa da bere ed iniziamo un po’ a parlare.
Pierluigi Giorgio nasce a Campobasso nel 1948. Nel 1971, Giorgio si diploma all’Accademia di Arte Drammatica di Milano ed inizia la carriera d’attore. La sua carriera recitativa, però, non dura molto. Giusto il tempo di lavorare in qualche sceneggiato Rai e qualche miniserie televisiva. Il suo momento d’apice però, giunge quando viene chiamato a recitare la parte del Presidente Sandro Pertini in uno sceneggiato Rai dedicato alla vita di Antonio Gramsci. Al termine di queste esperienze attoriali, Pierluigi Giorgio passa da davanti a dietro la macchina da presa, e non solo, ritornerà nella sua terra natia, il Molise, ove proseguirà la sua carriera da regista organizzando e girando numerosi film documentari, cortometraggi e vari sceneggiati (come pure Moulìn) che metteranno in risalto il territorio molisano che, a detta di Pierluigi in alcune interviste passate, viene costantemente usurpato e devastato da una politica scellerata. Molti dei suoi girati sono documentari andati in onda nella trasmissione televisiva Geo&Geo riscuotendo, anche, un ottimo riscontro di pubblico.
Cineclandestino ha avuto la possibilità di incontrarlo a Duronia e di potersi fare dire qualcosa a beneficio dei nostri lettori.

D: Pierluigi lei è molisano ed è un forte estimatore della cultura di questa regione; ce ne vuole parlare un po’?
Pierluigi Giorgio: Il rapporto con questa terra non è stato sempre idilliaco. Negli anni Sessanta, più precisamente nel 1968, scappai da questa regione, feci di tutto per andarmene via. Penso si possa definire una specie di distacco-odio da questa terra. Ricordo che quando me ne andai dissi anche tra me e me che in Molise non vorrei nemmeno esserci sepolto. Poi quando raggiunsi i quaranta anni qualcosa iniziò a covare dentro di me, quasi come un richiamo per tornare in Molise. Un altro determinante sollecito arrivò tramite il libro “Molise, Molise” di Giose Rimanelli. In quel periodo vivevo a Milano, frequentavo la scuola di teatro e lavoravo per il piccolo teatro di Milano. E le frasi e le parole che provenivano dal libro di Rimanelli, mi fecero capire che in realtà io dal Molise non mi ero mai staccato e che ne avevo ancora voglia nonostante tutto. E così tornai dopo tanti anni.

D: Lei non ha un forte sodalizio con il cinema però so che ha lavorato molto per la televisione e, in una miniserie tv per la Rai, lei ha interpretato addirittura il ruolo del Presidente Sandro Pertini. Ci racconta un po’ di quell’esperienza?
P.G: Era il periodo in cui maggiormente lavoravo come attore televisivo e teatrale. E tra le tante esperienze che mi hanno offerto, mi offrirono di interpretare il ruolo di Sandro Pertini che, in quel periodo storico, era già Presidente della Repubblica. Stavano preparando questo sceneggiato sulla vita di Antonio Gramsci e, in uno degli episodi della miniserie, Gramsci incarcerato si incontra con Pertini e mi fu chiesto dopo un provino di interpretare Pertini nella miniserie. E pensa che, dopo il provino, in diverse occasioni mi capitò di andare alla sede Rai di Viale Mazzini e, spesso e volentieri, la gente che usciva dagli uffici mi salutava dicendomi “Buongiorno Presidente!”. Di solito ai provini non ti dicevano mai quale fosse il ruolo per il quale ti scritturavano, quindi pensavo fossero ubriachi o mi stavano prendendo in giro. Qualche giorno dopo, alla fine, a pochissimi giorni dall’inizio della mia parte di riprese, mi comunicarono che ero stato scelto per interpretare Sandro Pertini. Ho provato più volte a immaginarmi la reazione del Presidente a quella notizia. Sai, quando sei una figura così importante e mettono qualcuno in televisione o al cinema che deve interpretarti non sempre la prendi bene, perché l’attore potrebbe dimostrarsi completamente l’opposto di ciò che sei tu. Quindi ero un po’ preoccupato della reazione del Presidente. E pensa che la sua reazione fu tutt’altro che negativa. Infatti, invitò tutta la produzione della miniserie per una proiezione privata al Quirinale. Si trattava proprio della parte in cui io apparivo nei suoi panni, quindi ero molto teso. Ebbene, al termine della proiezione dopo un lunghissimo applauso da parte di tutti, Pertini si avvicinò a me e mi abbracciò fortemente. La mia interpretazione di lui gli piacque tantissimo.

D: Parliamo di cinema ora. David Cronenberg ha più volte dichiarato che il cinema ormai è morto e che, ai tempi suoi, il cinema era un’altra cosa e ormai non potrà più offrire le stesse cose. Lei è d’accordo con Cronenberg o pensa che il cinema abbia ancora qualcosa da dimostrare?
P.G: Assolutamente no. Il cinema ha tanto da dimostrare ancora. Certo spesso avvengono scossoni, inciampi, capitomboli; però io credo che non potrà mai morire ed è, sempre e comunque, una voce importantissima di cui avremo bisogno per diffondere la cultura a tutte le persone che vorranno sempre farne tesoro. Il cinema è in costante evoluzione, e quando una cosa si evolve di continuo e si adatta alle esigenze allora difficilmente potrà morire.

D: C’è un regista o un film che ti piace e ti ha colpito in particolare?
P.G: Ma in realtà io non seguo molto i canoni cinematografici. Io ho uno stile diverso da quello di fare il regista. Non faccio film d’autore; il mio stile, la mia tecnica, si tratta più che altro di realizzare dei cortometraggi o dei documentari per raccontare la mia terra, in questo caso il Molise. Non mi rispecchio nei registi o nei film di oggi, anche se non nego che ce ne sono diversi che sono bravi registi che realizzano ottimi film. Ma il rapporto con il cinema per me è quasi nullo anche se faccio un lavoro simile.

Stefano Berardo

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