Come ti divento bella

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Come ti sbanco il botteghino

Quanto conta, nella società in cui viviamo, l’aspetto fisico? Cosa fare per sentirsi accettate e – perché no? – anche un tantino seducenti? Queste sembrano essere le domande che quotidianamente tormentano la giovane e impacciata Renée, protagonista della commedia Come ti divento bella, ultima fatica del fortunato (e collaudato) duo formato da Abby Kohn e Marc Silverstein, i quali soltanto nove anni fa (nel 2009) avevano conquistato il cuore degli spettatori con la commedia romantica La verità è che non gli piaci abbastanza, dove ci si interrogava sul perché certe relazioni amorose non riescano proprio ad andare in porto. Desiderosi (ma non troppo), dunque, di fornire ulteriori risposte esistenziali, riguardanti, questa volta, il rapporto con noi stessi e con il nostro aspetto fisico, ecco che i due hanno dato vita a questa nuova, brillante commedia, dove il cavallo di battaglia sembra proprio essere la frizzante e travolgente Amy Schumer, comica, sceneggiatrice e produttrice americana, qui nelle vesti della maldestra Renée, appunto, la quale non vuol proprio accettare i suoi chili di troppo e, allo stesso tempo, è appassionata di costosi prodotti di bellezza. Desiderosa di dimagrire a tutti i costi, la ragazza subirà una brutta caduta in palestra, durante la quale sbatterà violentemente la testa. Al suo risveglio, tuttavia, inizierà a vedersi bellissima. Sarà solo da questo momento in poi che la sua vita prenderà, finalmente, una svolta decisiva.

Ebbene sì: gran parte del lavoro (battute e produzione comprese) è frutto del sacco della stessa Schumer, la quale, con un importante repertorio da stand-up comedy, ha dato vita a una sorta di Bridget Jones (sarà un caso che il suo personaggio sia stato chiamato proprio Renée?) che nulla sembra invidiare a Bridget Jones stessa e che, di fatto, tiene testa anche all’ottima Michelle Williams, qui nel ruolo dell’apparentemente svampita Avery LeClair, direttrice di un’importante casa di cosmetici presso cui Renée troverà un impiego come segretaria.
Quasi due ore che scorrono via come un bicchier d’acqua, dunque. Merito della semplice e piuttosto classica, ma complessivamente pulita sceneggiatura di Kohn e Silverstein (con gag esilaranti e non sempre scontate) e, soprattutto, di ritmi giusti e momenti ben calibrati. Ciò a cui immediatamente viene da pensare è il cinema dei fratelli Farrelly e, nello specifico, al loro Amore a prima svista (2001). Se, però, questi ultimi si distinguono all’interno del panorama statunitense per il loro far cinema in modo irriverente, volutamente demenziale e spesso politically scorrect, Come ti divento bella e, più in generale, l’intera filmografia di Kohn e Silverstein sembra voler strizzare l’occhio in modo (consentiteci di essere maligni) più “ruffiano” alle grandi major americane, riscuotendo sempre ottimi risultati al botteghino, ma, allo stesso tempo, uniformandosi (pericolosamente?) al resto delle numerose commedie che ogni anno vengono prodotte a Hollywood.
Che, dunque – malgrado l’infelice scelta di far uscire in sala tale prodotto proprio durante l’estate – Come ti divento bella sembra destinato ad attirare un sostanzioso numero di spettatori, non v’è (quasi) alcun dubbio. Bisognerà vedere se, analogamente al sopracitato La verità è che non gli piaci abbastanza, anche questo ultimo lavoro riuscirà, nel corso degli anni, a restare impresso nella memoria collettiva. Questo, ovviamente, solo il tempo saprà dircelo.
Ultima considerazione: all’interno di uno script pressoché pulito, forse si sarebbe sentito il bisogno di approfondire ulteriormente un personaggio potenzialmente interessante come quello del collega della protagonista. Chissà se avrebbe contribuito a far acquistare ulteriori punti all’intero lavoro.

Marina Pavido

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