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Il ritorno di Godzilla

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VOTO: 8

Il risveglio

Nella retrospettiva che la terza edizione di Sognielettrici ha voluto dedicare al 1984, profetica data orwelliana diventata un vero e proprio spartiacque nella produzione letteraria, scientifica, tecnologica e cinematografica non poteva di certo mancare Il ritorno di Godzilla, il 16º sequel del celeberrimo film del 1954. Si tratta di un’opera determinante ai fini della sopravvivenza della saga messa a rischio dal disastro finanziario di Distruggete Kong! La Terra è in pericolo!, poiché rappresenta il primo tassello della serie Heisei, composta da sette pellicole realizzate tra il 1984 e il 1995 che ignorano la continuità stabilita dai precedenti film da Il re dei mostri in poi, riportando la serie al tono cupo e alla tematica anti-nucleare della matrice, che mostrava Godzilla come una forza antagonista.
Ecco allora che il film diretto da Koji Hashimoto, rimasto colpevolmente inedito in Italia fino alla pubblicazione del VHS negli anni Novanta e successivamente del DVD da parte della Yamato Video, ha saputo recuperare lo spirito e la texture dell’originale che erano venuti criminosamente meno a causa di scellerate derive narrative che hanno dato vita a versioni più ludiche e votate al mero intrattenimento, trasformando i capitoli immediatamente successivi in giocattoloni sterili e svuotati di argomentazioni dal peso specifico rilevante. I continui retcon e restyling ai quali la storia, la creatura e l’identikit sono andati incontro dalla nascita sino ala serie Heisei hanno finito il cambiare i connotati, il design e soprattutto l’imprinting originale alla saga. C’è voluto dunque un trentennio per fare in modo che la saga si rifondasse con un’opera che tornasse a rappresentare la paura della bomba, ma anticipando temi legati all’inquinamento e alla fine delle risorse naturali. Del resto non è mai troppo tardi per rimediare agli errori commessi e Il ritorno di Godzilla, nel suo essere al contempo un sequel e un reboot in perfetta sintonia per contenuti e confezione al capitolo iniziale, ce lo ricorda una volta per tutte. Operazione, questa, per certi versi è simili a quella che il regista Shinji Higuchi, realizzando il suo Shin Ultraman, ha voluto riportare il celeberrimo e amato guardiano dell’umanità alle sue origini.
Hashimoto dal canto suo, con la complicità in fase di scrittura di Shuichi Nagahara, ha riavvolto le lancette dell’orologio al cult del 1954, ha resettato il sistema andato in tilt quel tanto da confezionare un monster-movie che ha ridato la sua vera essenza al lucertolone, con un Godzilla nuovamente calamità distruttrice e con la prepotente ripresa della tematica nucleare, alla quale viene affiancata anche la minaccia umana esterna rappresentata sotto forma di Unione Sovietica e Stati Uniti. Nel mentre dell’estenuante battaglia tra le forze armate e gli scienziati del Sol Levante per evitare che il gigantesco rettile rada al suolo Tokyo, la difesa nipponica dovrà infatti affrontare anche la minaccia nucleare rappresentata da una testata sganciata da una stazione satellitare sovietica per un malfunzionamento diretta verso la Terra. Il ritorno di Godzilla adotta quindi uno stile più serioso rispetto a quello fantasioso e anche un po’ farsesco e ingenuo della precedente “Era Showa” (capitoli dal 1955 al 1975) per tornare finalmente a dedicarsi all’imponenza del mostro, al panico degli esseri umani e al tentativo di fermare la creatura da parte dei Capi di Stato giapponesi. Su quest’ultimi però gli autori non risparmiano delle pesanti accuse, che si traducono in dialoghi taglienti che chiamano in causa il cattivo operato e le tanto temute “Ragioni di Stato”, facendo de Il ritorno di Godzilla anche un film estremamente politico.
Il tutto riporta la saga nelle posizioni alte che le competono e le ridanno anche le motivazioni per la quale era nata. Ciò lo si può estendere pure alla confezione dei bei tempi che furono, caratterizzata da migliori effetti speciali, come è ovvio che sia, e da una maggiore cura della sceneggiatura. Lo spettacolo e l’adrenalina, tenendo presente gli strumenti tecnologici a disposizione all’epoca, ancora oggi scorrono a fiumi. Scene come la distruzione della centrale nucleare di Ihoma, la battaglia al porto e quella mastodontica tra i grattacieli di Tokyo non possono non lasciare il segno.

Francesco Del Grosso

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