Dove finisce la storia e inizia la leggenda
Di gesta memorabili dentro il rettangolo di gioco Igor Protti ne ha compiute tante. Quanto basta per lasciare il segno nei cuori delle tifoserie e delle squadre nelle quali ha militato nell’arco di una carriera calcistica lunga trent’anni. Anni in cui il prolifico attaccante classe ‘67 di Rimini si è trovato ad affrontare anche momenti difficili, infortuni e sfide che lo hanno messo a dura prova sia sportivamente che umanamente. Sfide che per l’ex bomber non sono finite nemmeno oggi che è trascorso un ventennio da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, per dedicarsi alla famiglia e alla professione di dirigente sportivo, scoprendo di avere un tumore che lo ha costretto a un intervento chirurgico, a cicli durissimi di chemioterapia e a cure specialistiche. Da allora, come lui stesso ha spiegato più volte, il suo percorso è stato tutt’altro che lineare, fatto di speranze e ricadute. Un capitolo, questo, cruciale nel cammino esistenziale di Protti, con la malattia che è entrata nella sua vita tra giugno e luglio della scorsa estate, della quale però non si parla nel documentario che Luca Dal Canto gli ha dedicato dal titolo Igor. L’eroe romantico del calcio, presentato in anteprima assoluta il 27 marzo 2026 alla 17esima edizione del Bif&st, alla quale seguirà un’uscita in alcune sale selezionate da parte di Piano B Distribuzioni a partire dal 30 marzo 2026. La scelta di realizzarlo, le riprese e la chiusura della post-produzione sono antecedenti alla scoperta della malattia, il ché spiegherebbe l’assenza di questo capitolo all’interno del film.
Ecco allora che il regista e i co-sceneggiatori Alberto Battocchi e Anita Galvano si sono concentrati esclusivamente sulla carriera trionfale e quasi unica nel panorama calcistico italiano e, allo stesso tempo, sull’umanità di un campione che ha rispecchiato i sogni, le aspettative e il sentimento di rivalsa delle province. Igor. L’eroe romantico del calcio racconta la vita del campione – segnata dalla tenacia e dall’umiltà, dagli insegnamenti della famiglia, dalla voglia di lottare e di vincere, nonostante tutto e tutti. Il risultato è un ritratto a tuttotondo di un campione di dedizione e professionalità, l’unico giocatore che è riuscito a vincere quattro volte la classifica capo-cannonieri in tre categorie differenti (in Serie A nel 1995-96, in serie B nel 2002-2003 e in serie C nel 2000-2001 e nel 2001-2002) e che ha fatto parlare di sé per la capacità di farsi amare e ricordare in tutte le piazze calcistiche in cui ha giocato – Bari, Roma, Lazio, Messina, Napoli e Livorno.
Il documentario ripercorre in maniera cronologicamente lineare le tappe fondamentali della carriera del protagonista, dai primi passi nel mondo del calcio sino al ritiro avvenuto nel 2005. Nel mezzo gli highlights più significativi di una vera e propria epopea calcistica scritta di suo piede da Protti a suon di prestazioni maiuscole, imprese straordinarie e valanghe di goal (257 in 669 partite disputate nelle tre serie maggiori). È lui stesso a raccontare e a raccontarsi, coadiuvato da un coro greco di voci di ex compagni di squadra, familiari, allenatori, giornalisti, sociologi e tifosi. Le testimonianze raccolte, tra cui quelle a figure di spicco come quelle di Giuseppe Signori, Fabio Galante, Sandro Tovalieri, Walter Mazzarri, Cristiano Lucarelli e Giorgio Chiellini, arricchiscono la narrazione facendo da contrappunto a quella in prima persona del protagonista. Si va così componendo, mescolandosi con pedinamenti, incontri e ritorni nei luoghi del cuore, oltre che con una ricchissima carrellata di materiali di repertorio accuratamente selezionati e assemblati, un biopic classico nella forma quanto nella struttura, laddove le interviste fanno da colonna portante e motore narrativo come vuole la modalità talking heads. Testimonianze, quelle raccolte dall’autore, che diventano una preziosa occasione per allargare gli orizzonti dell’opera e parlare di un calcio che purtroppo non esiste più, senza interessi e speculazioni, un calcio che avvicinava le famiglie e le portava allo stadio. Un calcio del quale Protti è stato un grandissimo esponente.
Francesco Del Grosso









